5 Modi per fare la Regia di Eventi Online e Live Streaming

Live Streaming Regia

Oggi ti voglio parlare alcuni servizi e software che si possono utilizzare per realizzare la regia di un live streaming o di eventi online. Le possibilità sono parecchie, ma ho preferito limitare a poche ed efficaci alternative tra le quali poter scegliere in modo da non confondere troppo le idee a chi si approccia per la prima volta a questo tema. Allo stesso tempo credo sia giusto dare, a chi ha già un po’ di esperienza qualche idea professionale per gestire la regia di un live streaming che abbia voglia di imporsi. Per fare tutto questo ci sono a disposizione strumenti gratuiti e a pagamento e, ovviamente, presenterò entrambe le alternative.

Parliamo di software grazie ai quali è possibile gestire webcam, telecamere (anche più di una per volta), schermi desktop e schermi mobile, audio in entrata e in uscita, effetti video, transizioni e tanto altro. Con questi strumenti è possibile trasmettere immagini da più posti contemporaneamente, avendo diversi tipi di inquadrature, alternarle e creare animazioni personalizzate. In più, grazie a questi programmi per la regia è possibile trasmettere i propri contenuti sia sui vari portali di live streaming (Youtube, Twitch), sui social (Facebook, Instagram), o sul proprio sito internet/blog attraverso dei plug-in.

Facebook Live, Youtube Live, Instagram, Periscope, Linkedin Live ecc.

App Social Network

Breve, ma necessaria precisazione: anche i social e alcune piattaforme danno la possibilità di trasmettere in live streaming con una basica regia integrata. Tutto quello che potrete fare sulle varie piattaforme per eventi online di Facebook e simili è l’avvio e la chiusura della live. In alcuni casi c’è la possibilità di aggiungere effetti video (su Instagram si possono usare gli effetti delle stories), trasmettere con più persone contemporaneamente (su Instagram 2 persone), in altri casi si può trasmettere lo schermo del pc. Queste funzionalità basiche in molti casi bastano alla maggior parte degli utenti e non serve altro, ma a volte per distinguersi e mostrare professionalità serve dell’altro.

“Un’altra regia è possibile!” [Cit. Renè Ferretti]

StreamYards: regia facile, di gruppo e gratuita

Interfaccia Streamyard

Lo strumento di regia preferito degli ultimi tempi è StreamYards. Questo perché questo software di streaming live, è molto facile da usare e ha delle funzionalità interessantissime:

  • non serve scaricare nessun programma perché funziona direttamente sul browser del nostro pc;
  • trasmette qualsiasi sorgente video e audio collegata al computer, quindi anche webcam, videocamere e microfoni esterni;
  • attraverso un link ci da la possibilità di invitare dei partecipanti (10 in totale, 6 visibili per volta) e di condividere il desktop di ciascuno;
  • i commenti del pubblico possono essere condivisi a schermo;
  • si collega facilmente ai principali social e piattaforme di video-streaming per avviare le live (Youtube Live, Twitch Live, Facebook Live gruppi e pagine, Linkedin Live);
  • c’è un piano gratuito in cui si può trasmettere la live su di un solo canale e 2 piani a pagamento nei quali si può trasmettere su 2 e 5 canali in contemporanea.
  • Si può trasmettere anche su canali “customizzati” copiando il codice messo a disposizione

OBS Studio: soluzione professionale e gratuita per fare regia

schermata software OBS

OBS (Open Broadcaster Software) è un software di regia molto potente, gratuito (è open-source), e anche relativamente facile da utilizzare se si dedica un po’ di tempo a testarne le molte funzionalità. Proprio queste qualità ne hanno decretato il successo tra moltissimi professionisti della comunicazione digitale, soprattutto per trasmettere su piattaforme quali Twitch, Facebook Live e Youtube.

Le caratteristiche principali:

  • gratuito, facile da installare e testare;
  • permette di trasmettere in streaming moltissime sorgenti audio-video diverse (webcam, videocamere, microfoni, schermo del pc, video, immagini, gif, testi, pagine web specifiche, ecc.) anche contemporaneamente;
  • da la possibilità di creare “scene” diverse con impostazioni personalizzate video e audio (cambiare inquadrature, cambiare grafiche, ecc.);
  • da la possibilità di trasmettere tramite un codice di tracciamento su tutte le piattaforme più diffuse e anche al di fuori;
  • da la possibilità di registrare la trasmissione come file video;
  • contiene al suo interno numerosi effetti e transizioni, tra i quali l’effetto “green screen”;
  • è in continuo aggiornamento per fornire nuove funzionalità agli utenti.

LiveStream: un software professionale per la regia

Schermi per regia LiveStream Vimeo

Se si vuole ottenere un risultato di livello superiore da un punto di vista della qualità dello streaming e da quello della regia con un software professionale, prepariamoci a spendere da 70,00 € al mese ed ottenere LiveStream. Questo strumento per la regia e la trasmissione di video in diretta creato da Vimeo, è usato molto dai grandi organizzatori di eventi, da chi ha necessità di trasmettere in modo affidabile e sicuro. Allo stesso tempo parliamo di un software non alla portata di tutti per la complessità di alcune funzioni, che mette a disposizione (davvero moltissime) tra le quali tutte quelle degli strumenti elencati in precedenza e tante altre ancora.

WP Stream per WordPress: trasmettere live sul proprio sito

Sito web WPStream

Con tutti gli strumenti appena elencati è possibile diffondere i propri contenuti live sui social e le altre piattaforme di video-streaming, inserire la propria live su di un sito web o entrambe le cose contemporaneamente. Da bravo utilizzatore WordPress (uno strumento che consente di creare siti web facilmente), vi voglio parlare di una estensione utilizzata da chi ha la necessità di trasmettere live sul proprio sito.

WP Stream da la possibilità di inserire su una o più pagine del sito un riproduttore professionale, in grado di ricevere il segnale da tutti gli strumenti citati in precedenza attraverso un codice che viene generato automaticamente. Questa soluzione è destinata a chi ha la necessità di lavorare molto coi contenuti video e il live streaming, come le web TV, le radio, i podcaster, i giornali online, ma anche enti pubblici e, nel caso in cui si voglia sperimentare una nuova forma di comunicazione, anche tutte le altre attività.

Il vantaggio principale dell’utilizzo di questo strumento è che, oltre a trasmettere la propria diretta video, c’è la possibilità di inserire contenuti importanti che su piattaforme di terzi è impossibile inserire: richieste di preventivi, contatti diretti, chat dedicate, shop online dei prodotti citati e tanto altro a seconda del settore commerciale. L’altra cosa positiva è che si può trasmettere simultaneamente la propria live, sia sul sito che sui social.

 

Trasformare eventi classici in eventi online (GUIDA)

evento online

Oggi ho pensato di parlare di un argomento che scoraggia molti organizzatori di eventi “classici”, ma che in realtà ha una grossa potenzialità. Ti parlo nuovamente di digitalizzazione, ma questa volta si tratta di come trasformare un evento fisico in un evento online. Questa guida, infatti, è rivolta sia a chi non ha idea di come cominciare, sia a chi in questi giorni ha già testato i vari servizi di streaming per fare delle dirette coi propri clienti, ma vorrebbe fare un salto di qualità.

Pro e Contro della creazione di un evento online

pro o contro

Prima di iniziare con la guida pratica alla digitalizzazione di eventi, però, è necessario capire quali sono i lati positivi e quelli negativi di questo tipo di iniziative. Questo perché ci sono decine di tipologie diverse di eventi, dai concerti alle conferenze scientifiche, dalle fiere di settore ai piccoli eventi aziendali rivolti ai clienti, ma tutti con un po’ di inventiva e visione possono essere digitalizzati.

Contro

Iniziamo dai contro per toglierci subito il dente e proseguire con maggiore ottimismo.

Il principale difetto degli eventi online è la mancanza di contatto fisico e umano, è la cosa più banale da dire, ma anche la più vera. Nulla ci rimane più impresso di una bella esperienza vissuta in mezzo alla gente, in cui si è riusciti a trovare sintonia con altre persone simili a noi e questo, per il momento, un evento web non può sostituirlo. Di solito, soprattutto nei grandi eventi, questo fattore può anche provocare qualche stress (cercare parcheggio, ritrovarsi accalcati in piccoli spazi, attendere in modo scomodo), ma la soddisfazione che si ottiene compensa tutto questo.

Il secondo lato negativo è che gli eventi fisici sono, spesso, una tradizione condivisa da tantissime persone. Il web è una cosa troppo giovane se lo paragoniamo a fiere cittadine che esistono da secoli, festival cinematografici e canori (si pensi a Sanremo o Cannes) che ci sono da decenni, e le persone preferiscono non modificare le proprie abitudini nel vivere un evento al quale sono legate. Per risolvere questo problema bisogna essere molto bravi a dare vantaggi evidenti ai propri clienti e modificare così le loro scelte.

Pro

I lati positivi della realizzazione di un evento online sono moltissimi, ma proverò ad elencarne i principali:

  • il risparmio: le spese da mettere a budget per un evento web sono molto più basse, a volte addirittura non ce ne sono;
  • non ci sono limiti di spazio: in un evento fisico esistono dei limiti legati al luogo in cui questo si svolge, sia perché, a volte, non si riesce a far entrare tutti quelli che vorrebbero, sia perché chi è interessato a un evento troppo lontano da casa propria non ha modo di partecipare;
  • la personalizzazione: grazie agli strumenti digitali si possono fare tantissime cose: ingressi virtuali a pagamento, creazione di aree tematiche, intrattenimento multimediale, esperienze virtuali con le nuove tecnologie (Realtà Aumentata e Realtà Virtuale), materiale informativo personalizzato e tantissimo altro;
  • il riconoscimento dei partecipanti: in un evento online è molto più facile raccogliere i contatti dei partecipanti per poi coinvolgerli in in nuove iniziative, proporre offerte personalizzate, dare informazioni utili ecc.
  • mantenere contatti stabili e duraturi: di solito per partecipare a un evento online, ci si deve iscrivere a una piattaforma, a un gruppo o una pagina social, ecc. e per questo può essere il punto di partenza per una “relazione” duratura.

Ideazione di un evento online

evento online

L’idea di base dell’evento offline deve essere comune alla sua versione sul web, ma deve essere modificata da alcuni punti di vista. Si stabilisce insieme ai propri collaboratori in base alle varie ispirazioni che emergono durante una riunione apposita (magari in videoconferenza) e in base ai limiti e alle possibilità aziendali e del gruppo di lavoro.

Facciamo qualche esempio pratico:

  • grandi concerti: i grandi artisti non potranno vedere per molto tempo le folle oceaniche e per loro le alternative sono i social, dove possono esibirsi direttamente da casa propria facendo una live su Instagram, Youtube, o addirittura nei videogiochi come ha fatto Travis Scott su Fortnite.
  • piccoli concerti: la maggior parte delle esibizioni live avveniva nei locali e nelle discoteche, ma anche questi concerti potranno essere trasferiti sui social o sui siti web di queste aziende, magari concedendo l’accesso esclusivo a chi sottoscrive un abbonamento al locale, a chi ordina cibo e bevande d’asporto, a chi finanzia una iniziativa benefica ecc.
  • eventi di formazione: questi eventi esistono già da molti anni in versione web (webinar), e forniscono a chi paga l’iscrizione al corso, di accedere al live streaming dei relatori, alle registrazioni, al materiale didattico e possono comunicare con i “prof digitali” attraverso chat, video-chat o e-mail dedicate;
  • fiere di settore e grandi eventi: è difficile sostituire l’interazione in uno stand espositivo, in una sala conferenze, nella sala di un festival, ma non impossibile come dimostra il WMF 2020 che si svolgerà (anche) online, in sale virtuali dove sarà possibile seguire le conferenze e interagire con gli altri partecipanti.

Il Budget

portafogli

Come ho già detto in precedenza, uno dei vantaggi di organizzare un evento online è la possibilità di spendere poco (o addirittura nulla) in relazione a un evento fisico. Questo perché si possono utilizzare strumenti e strutture a propria disposizione, ma è logico pensare che stanziando una cifra per scenografie, strumentazioni, software, relatori e tutto il resto la riuscita dell’evento online avrà maggiori garanzie.

Le voci principali di spesa sono (o potrebbero essere):

  • la location: se si ha a disposizione un bello sfondo, magari un palchetto, la possibilità di piazzare delle decorazioni, un paio di telecamere e delle lampade per illuminare soggetti e sfondo, non ci sarà bisogno di spendere denaro, ma in caso contrario non serviranno teatri di posa o palazzetti dello sport, basterà attrezzare uno spazio adeguato, anche affittandolo per poche decine di euro;
  • gli strumenti; si può scegliere di usare una webcam o uno smartphone per riprendere i contenuti, ma l’ideale sarebbe avere a disposizione un paio di videocamere, un microfono di buona qualità e delle luci, per rendere il tutto più professionale;
  • i software; per trasmettere live si possono usare software semplicissimi messi a disposizione dalle piattaforme social e web, o si possono utilizzare strumenti un po’ più professionali e di conseguenza costosi, ma dalla resa sicuramente più accurata e con questi fare una vera e propria regia, magari con la possibilità di inserire partecipanti a distanza in collegamento video;
  • i relatori/artisti/influencer: in base ai contenuti dell’evento, servirà qualcuno che possa presentarli e raccontarli al pubblico e per questo si può fare tutto con qualcuno del gruppo di lavoro, o scegliere di invitare a partecipare (anche da remoto) un relatore esperto, un artista, un influencer che intrattenga il pubblico e renda l’evento attraente.

Un Piano per l’evento online

gruppo di lavoro

Una volta scelti gli “ingredienti” giusti per l’evento, si deve decidere la “ricetta”. Improvvisare tutto è una possibilità, e nel caso in cui ci si trovi a organizzare un evento piccolo e breve si potrebbe anche fare, ma se parliamo di eventi con una durata importante e che coinvolgono molte persone nell’organizzazione è necessario stendere un vero e proprio piano esecutivo. In questa fase si prendono carta e penna (magari digitali) e si appuntano tutte le operazioni da fare per la buona riuscita dell’evento. Magari per aiutarsi nella stesura di questo piano si può rispondere a queste semplici domande per descrivere meglio l’evento online:

  • Perché si farà? Quali obiettivi si vogliono raggiungere?
  • Quando si farà? Quanto tempo prima bisogna prepararsi?
  • Quanto dovrà durare? A che ora una cosa, a che ora un’altra?
  • Chi farà cosa? C’è qualcuno da contattare?
  • Dove si farà? Servono degli allestimenti particolari?
  • Di cosa si parlerà o cosa si farà? Quali temi trattare e “come” trattarli?
  • Come prepararsi? Vanno fatti dei test? Bisogna fare delle prove tecniche? Servono permessi?

Molte di queste attività sono abbastanza veloci e basilari, altre un po’ più complesse, ma la complessità di un evento online è infinitamente minore rispetto a quella di un evento classico. Il prossimo passo è agire: realizzare tutto quello che il piano ci dice.

Che l’evento online abbia inizio… iniziano i problemi

Se si è fatta un’attenta preparazione non dovrebbero esserci particolari problemi o inconvenienti, ma chiunque abbia organizzato un evento in vita sua, anche una festa di compleanno, sa che non andrà mai tutto secondo i piani. Gli eventi online non fanno eccezione da questo punto di vista e bisogna essere preparati psicologicamente sia a reagire, sia a capire quando non si può far nulla.

I problemi principali ai quali prepararsi per un evento online sono molti, ma proverò a citarne i principali:

  • problemi elettrici e di connessione: sistema elettrico, luci, computer principale, telecamere, modem e tutto il resto, devono funzionare al meglio e quindi è meglio e bisogna essere pronti con batterie d’emergenza, generatori d’elettricità ecc.
  • problemi di di trasmissione: se si utilizzano i servizi di cloud e streaming dei social si può incorrere in qualche disservizio (succede raramente, ma non ci si può fare nulla), se invece si usano piattaforme proprie si ha a che fare con un numero maggiore di problemi, ma risolvibili in prima persona.
  • problemi con i relatori, i moderatori, lo staff: se il gruppo di lavoro è stato ben coordinato e istruito non ci sarà nessun problema, ma in caso contrario ci saranno problemi di regia, sbagli con le tempistiche, confusione dei temi ecc.
  • problemi col pubblico

Com’è andata?

A questo punto c’è il controllo dei risultati dell’evento online. Concluso tutto si tirano le somme di quanto è stato fatto, di quali obiettivi sono stati raggiunti e di quali benefici ci sono stati. Questo è l’ultimo, ma fondamentale passaggio nella realizzazione di un evento online, e serve a capire se l’evento è servito a migliorare la condizione iniziale, se ci ha fatto vendere, se ci ha fatto acquisire nuovi contatti, se ci ha aiutato a migliorare il brand personale o aziendale e tanto altro.

Per misurare tutto questo serve leggere con attenzione:

  • le statistiche messe a disposizione dai social utilizzati o dalla propri piattaforma;
  • l’elenco dei nuovi contatti: indirizzi e-mail, numeri di telefono, profili social;
  • la variazione nelle vendite;
  • l’acquisizione di contatti utili per nuove collaborazioni.

 

NON devi digitalizzare la tua attività [guida pratica in 3 punti]

Non devi digitalizzare la tua attività

Ho pensato che l’unico modo per farlo capire a certi imprenditori e professionisti, forse, è usare la psicologia inversa.

NON si deve digitalizzare la propria attività; non serve a niente, peggiora gli affari, appesantisce tempi e processi produttivi! Praticamente digitalizzare la propria attività è una cosa che non puoi assolutamente permetterti di fare, soprattutto in tempi di pandemia.

D’altra parte, pare che il cervello umano abbia una sensibilità particolare e nel momento in cui legge o ascolta frasi che contengono parole come NO o NON tenda a non attribuirgli molto valore. Si, la psicologia inversa, usata in questo modo funziona spesso e volentieri.

Ecco allora una guida semplice semplice sulla NON digitalizzazione di attività commerciali, professionali, ecc. Segui bene ogni punto perché è troppo facile NON digitalizzare per ottenere risultati migliori nel tuo settore.

digitalizzare documenti cartacei

1. NON digitalizzare documenti cartacei che ti serve avere sotto mano

Ami anche tu il disordine e la mancanza di spazio? Sono sicuro che ti piace anche cercare per ore documenti importanti rallentando ogni processo produttivo. Se ti piace perdere tempo importante che potresti concedere alla tua vita privata o alla formazione e ti piace lavorare in spazi disordinati e possibilmente angusti NON devi digitalizzare documenti cartacei.

Se invece volessi, inspiegabilmente, cambiare strategia sono abbastanza sicuro che ti sarà facile rimediare un PC, anche non particolarmente potente e uno scanner. Questo almeno era il vecchio modo, ancora valido, per trasformare documenti cartacei in file PDF, ma volendo si può fare tutto questo anche con l’aiuto dello smartphone.

Io consiglio la app gratuita Adobe Scan, ottima per scannerizzare con una foto qualsiasi tipo di documento, trasformarlo in formato digitale istantaneamente e soprattutto, grazie all’intelligenza artificiale, riconoscere testi (anche scritti a mano) per renderli riutilizzabili, copiarli e incollarli dove serve. Solo questa operazione velocizzerà parecchio tante cose nella tua attività, ma dipende molto da come metterai in ordine i tuoi file e come sarà facile andarli a cercare e modificarli quando necessario.

A proposito.

condivisione file

2. NON devi mettere i documenti in condivisione tra chi li deve utilizzare

Se ti piace la lentezza nel fare le cose sono sicuro che ti piacerà anche tenere i tuoi collaboratori all’oscuro di tutte le azioni che compi e che gli sarebbe utile conoscere. I tuoi collaboratori NON conoscono in tempo reale informazioni su modifiche importanti, nuovi clienti, nuovi problemi, nuove opportunità.  Bene così.

Tutto questo oggi si può superare senza spendere, con un minimo di pianificazione e con strumenti facilissimi da utilizzare. La parola magica che hai già sentito nominare miliardi di volte è Cloud, ed è ora di familiarizzarci perché ti può risolvere parecchi problemi. Col Cloud puoi avere tutti i documenti che ti servono ovunque tu sia e condividerli con i collaboratori.

Se hai un’account Google lo strumento è a portata di mano, gratis, facilissimo da usare e pure colorato: si chiama Drive. Su Google Drive hai un piccolo hard-disk di 15 GB che puoi utilizzare direttamente online e nel quale puoi fare molte cose:

  • conservare foto,
  • creare e modificare documenti di testo e fogli di calcolo (tipo Word ed Excell per intenderci, ma gratis)
  • creare siti web,
  • creare e conservare moltissimi altri tipi di file utili nella tua attività;
  • condividere questi documenti con i tuoi collaboratori.

Con questo strumento ottimo per digitalizzare la tua attività, potrai creare una o più cartelle condivise coi tuoi collaboratori e inserire all’interno tutto ciò che serve e loro potranno fare lo stesso. Pensa quanto tempo risparmiato nell’invio di contratti, fatture, dati anagrafici, foto ecc. Tutto questo sia da PC che da smartphone e tablet.

Se poi non ti dovesse bastare lo spazio gratuito di 15 GB, c’è la possibilità di avere gli stessi strumenti, ma con uno spazio di archiviazione illimitato a poco più di 9 € al mese con il servizio G Suite.

sito web

3. NON devi avere un sito web e dei profili social

Comunicare coi clienti? Se hai un negozio su strada ti basta esserci, magari avere una bella insegna. In alternativa un po’ di volantinaggio, qualche cartellone, telefonate, piccioni viaggiatori. Certo.

Forse sarebbe meglio adeguarsi ai tempi e capire che oggi le persone prima di fare una qualsiasi scelta di acquisto, anche e soprattutto offline, si rivolge ai motori di ricerca per capire meglio cosa fare. Il sito della tua attività, qualunque essa sia, è il tuo vero biglietto da visita e fa sì che le persone ti trovino online in un luogo digitale dove tu puoi rispondere a dubbi e necessità di chi ha bisogno del tuo prodotto. Anche i social ovviamente sono una ottimo modo per farsi conoscere e trovare, anche se più limitato e in un certo senso dispendioso.

Ho già parlato di branding e di cosa si dovrebbe fare per comunicare correttamente online con tutti i metodi a disposizione. Il sito in particolare è un modo abbastanza economico per fare branding e fare conoscere le frecce migliori che hai al tuo arco. Rispondi alle domande che si pongono i tuoi avventori:

  • come può migliorarmi la vita questo prodotto/servizio?
  • perché è meglio degli altri?
  • qual’è la storia che ci sta dietro?
  • a chi è rivolto nello specifico?
  • devo venire io o mi arriva a casa?
  • ci sono delle recensioni che mi possono raccontare esperienze positive di altre persone?
  • ecc.

Se riuscirai a rispondere a queste domande e a quelle che si pongono i tuoi potenziali clienti con contenuti appropriati non c’è vetrina che tenga, non ci sono insegne e cartelloni che tengano. Otterrai ottimi risultati con costi molto ridotti, ma serve impegno.

In oltre un sito internet può essere un canale di vendita alternativo a quello classico, sia che tu ti rivolga solo alla tua città, sia che tu abbia la possibilità di arrivare a clienti sparsi per il mondo. Seconda parola magica con la quale entrare in confidenza: e-commerce. In più, anche sui social esistono modi per vendere prodotti e servizi.

piano d'azione

Un piano per la digitalizzazione

Se hai capito che NON digitalizzare potrebbe rappresentare un problema per la tua attività, è arrivato il momento di cambiare rotta e iniziare a cambiare le cose seriamente. Mettiti a tavolino con carta e penna (sì, in questo caso è meglio iniziare col supporto fisico) e stabilisci un piano d’azione per rendere la tua azienda più efficiente e ottenere risultati migliori con sforzi minori. Potrebbe servirti una mano per capire meglio come farlo e ci sono molte persone che si occupano di digitale e comunicazione e possono aiutarti al meglio (anch’io se vuoi).

Aziende enogastronomiche: come utilizzare Youtube?

Pizza e Youtube

Questa è una piccola ed essenziale guida per promuovere su Youtube un’azienda enogastronomica. Ristoranti, gelaterie, panetterie, pub, anche a causa della della crisi sanitaria in atto, devono trovare nuovi modi per fare brading e, in questo momento specifico, devono scovare i clienti direttamente nelle loro case. Una sfida in più!

Youtube può essere un ottimo strumento per entrare in confidenza con nuovi e storici clienti, ma soprattutto si tratta di una piattaforma dove siamo sicuri di trovarli. Tutti passiamo del tempo su Youtube, pensaci.

In più questo sito di streaming/social network/motore di ricerca ha la caratteristica (non da poco) di aver educato le persone a guardare contenuti lunghi e non superficiali. Un’ottima notizia per chi vuole accrescere la propria reputazione e far conoscere il proprio reale valore (senza inutili esibizionismi, puntando alla sostanza).

Ma passiamo alla guida, ci sono molte cose di cui ti devo parlare.

creator di Youtube

Cos’è veramente Youtube?

Non starò per davvero qui a spiegare cos’è Youtube, perché anche mia nonna sa di cosa si tratta. Quello che a molti sfugge, perché non ci si fa molto caso, è la sua funzione commerciale. Youtube è un meraviglioso motore di ricerca per contenuti video e, al pari di Google per le pagine web, indirizza le persone verso i risultati migliori, in linea con le proprie esigenze.

Quello che potrebbe fare un vostro cliente (o potenziale cliente) è cercare contenuti inerenti: pietanze o bibite che gli piacciono, ricette, notizie su materie prime e ingredienti particolari, attività naturalistiche e culturali della zona… la lista è lunghissima.

Quello che un ristorante, una pizzeria, un’osteria possono (anzi devono) fare è intercettare queste ricerche e offrire agli utenti risposte alle loro domande ed esigenze, ma nel modo giusto. Quale sia questo “modo giusto” sto per spiegartelo, ma questa premessa mi serviva per chiarire cosa “non è” Youtube.

tablet con Youtube

Cosa NON è Youtube?

Youtube non è un sito in cui ragazzini nerd o bambini pubblicano video sciocchi, parodie e sessioni di gaming, o almeno non è “solo” questo. Su Youtube si cerca di tutto perché si trova di tutto. Dal tutorial su come riparare la lavatrice, all’intervista al grande chef stellato, dalle vecchie gare automobilistiche, ai tour tra i vigneti. Per questo è indispensabile essere su Youtube anche con la propria attività enogastronomica. Se non ci sei tu, ci sarà qualcun altro, con prodotti simili ai tuoi, nella tua stessa zona e riuscirà a portarti via qualcuno dei tuoi preziosissimi clienti. Basta questo per farti venire voglia di realizzare qualche banale video?

cucina ristorante

Come realizzare un video?

Creare un canale Youtube è una cosa facilissima. Basta disporre di un account di Google, fare l’accesso al portale e caricare il primo video. Ormai si fa tutto anche da smartphone.

L’estrema facilità, però, non deve farti pensare che si possa fare tutto in fretta e furia, impulsivamente e senza un minimo di pianificazione. Allo stesso tempo io non ti consiglio di avere un approccio troppo perfezionista, perché finirà per non farti agire o farti agire troppo tardi rispetto agli altri. Ricorda sempre che, una volta caricati, i video possono essere modificati, nascosti al pubblico, e nella peggiore delle ipotesi cancellati, quindi si ha sempre la possibilità di correggere qualche errore, e non devi avere paura di farne.

La pianificazione che devi fare si basa su sole due domande:

  • A chi sono rivolti i miei video?

Quali contenuti devo produrre?

Dopo aver risposto a questo, anche se sembra banale, sarai pronto a partire.

clienti ristorante

“A chi sono rivolti i miei video?”

Per iniziare, analizza i clienti che ha già la tua attività, sono quelli che ti che ti basterà conoscere e coinvolgere. Sono giovani? Lavoratori? Hanno bambini? Che gusti hanno? Gli piace la musica? Quali bibite e pietanze preferiscono dal tuo menù? Che domande ti fanno di solito? Prendi carta e penna e rispondi a queste ed altre domande che ti vengono in mente per descriverli al meglio. Anche le domande più sciocche potrebbero farti notare un particolare importante. Una volta raccolte queste informazioni ti sarà tutto più chiaro sul modo in cui dovrai comunicare con le persone grazie ai tuoi video.

Se invece non hai ancora clienti, o quelli attuali non dovessero piacerti, basterà farti queste stesse domande, ma sulla base di un nuovo target di clientela che vorresti attrarre. In questo caso preparati a sperimentare e a modificare la tua comunicazione un po’ più spesso perché avendo a che fare con tipologie di persone “sconosciute” dovrai studiarle per bene prima di comprenderle a pieno.

Una volta stabilito il tuo “pubblico potenziale di Youtube” dovrai decidere il “tono di voce” da utilizzare con esso. Sarai formale e di classe? Sarai simpatico e giocoso? Avrai un tono molto tecnico? Userai metafore e racconti per coinvolgerli di più?

Panini con hamburger e verdure

“Quali contenuti devo produrre?”

A questa domanda ci sono infinite risposte possibili, che ora vedremo insieme tutte una per una (scherzo, è impossibile) e tra le quali dovrai selezionare la/le più adatte. I contenuti più adatti per i tuoi video sono:

  • quelli più in linea col tono di voce che hai scelto;

  • quelli più in linea con le tue capacità tecniche (o dei tuoi collaboratori);

  • quelle più in linea con il tuo budget (perché se è vero che si possono produrre video a costo zero, spendendo solo tempo ed energie, si può pensare di risparmiare queste ultime e spendere qualche soldino affidandosi a chi lo fa per lavoro).

Una pasticceria, un panificio, una gelateria che puntano molto sulle materie prime di qualità, potrebbero produrre video “documentaristici” in cui raccontano proprio questo aspetto. Un’enoteca potrebbe registrare una video-ricetta alla quale abbinare la giusta bottiglia col consiglio di un sommelier. Bar e locali potrebbero puntare su contenuti più di intrattenimento, registrare concerti e dj-set che ospitano, mettendo bene in vista i prodotti venduti: cocktail, aperitivi. Un video di Youtube, poi, può essere utile anche a presentare un nuovo prodotto (un nuovo panino messo nel menù di un pub) o servizio (il servizio di consegna a domicilio). L’obiettivo di un buon contenuto è quello di lanciare input alle persone, per spingerli a svolgere azioni che desideriamo. Non pensare ai tuoi video come a una pubblicità.

Nel creare nuovi contenuti non deve mancare la fantasia, ma se ne avessi carenza, la principale fonte di ispirazione è proprio Youtube. Cerca i canali e i video di colleghi dello stesso settore, sia in Italia che all’estero, dove spesso (non sempre) nascono nuove idee per coinvolgere il pubblico. Guarda anche i video di testate del settore food (tra i più seguiti dagli appassionati), ma anche quelli degli influencer che si occupano di travel e food, saranno ottimi spunti creativi.

Se neanche questo bastasse chiedere consiglio a qualcuno che ne capisca un po’ di più potrebbe essere un’idea (mandami una mail).

Anche perchè, chi si occupa di comunicazione può essere d’aiuto anche per il prossimo punto di questa guida.

Dispositivi tecnologici

Come fare arrivare i nostri video alla gente?

Arrivati a questo punto si potrebbe pensare: “adesso farò un super-mega video bellissimo e lo spammerò ovunque“. Ecco, non funziona affatto così.

Iniziamo dicendo che un solo video non serve a granché perché magari la gente lo guarderà, ma poi si scorderà di te e della tua attività nel giro di poco tempo. Quando si vuole partire con la produzione di contenuti video per il web, l’unica strada percorribile è la pianificazione di una serie omogenea di video, possibilmente con lo stesso formato per tutti e che escano regolarmente.

Youtube, così come gli altri media che abbiamo a disposizione possiede delle regole non scritte che devi seguire alla lettera se vuoi che funzioni per la tua attività. La prima cosa che devi fare, quindi, è pianificare la pubblicazione di una serie di video (uno al mese/uno a settimana/uno al giorno) in base alla tue possibilità e provare a portare avanti questo progetto il più a lungo possibile.

Arrivati a questo punto, per fare arrivare i video a più persone possibile hai d’avanti a te tre strade:

  • I social network;

  • Le ricerche spontanee delle persone;

  • La pubblicità a pagamento.

Queste tre strade non si escludono l’un l’altra, ma sei tu che devi scegliere se intraprenderle tutte contemporaneamente  o concentrarti su qualcuna più di altre.

App Social Network

I social network (per la diffusione di video Youtube)

Se la tua attività ha una pagina Facebook/ Instagram molto seguita puoi sicuramente condividere i video di Youtube su di essa, nei metodi consentiti da questi social. Perché la condivisione sia più efficace, ci sono delle piccole strategie che si possono testare per provare a portare più views ai tuoi video.

Al contrario che su Youtube, questi social sono luoghi in cui trascorriamo il tempo in modo un po’ frenetico e spesso auto-riferito. Scorriamo tra decine/centinaia di contenuti brevi e lo facciamo rapidamente, quindi catturare la nostra attenzione è più complicato e meno efficace. Ciò significa che non avrebbe senso, ad esempio, caricare video più lunghi di un paio di minuti ed ecco perché invece per fare questo si sceglie Youtube, dove siamo abituati a prenderci il nostro tempo per guardare un contenuto che ci interessa.

La condivisione sui social può avvenire:

  • copiando il link e scrivendo una breve frase accattivante (questo metodo, però, è sconsigliato perché sui social i link che portano all’esterno vengono sempre penalizzati e mostrati pochissimo agli utenti);
  • caricando un breve video (o uno spezzone di quello originale) di pochi secondi in cui si presenta il contenuto di Youtube e si invita ad andare a vederlo;
  • caricando una immagine accattivante che abbia a che fare col video in questione e invitando ad andare a vederlo su Youtube;
  • condividendo nei modi appena citati anche sui gruppi (Facebook), preferendo quelli più appropriati, dove le persone interagiscono molto e creano discussioni sotto ai post.

Queste tecniche funzionano e sono molto immediate, ma non aspettarti milioni di views. Alla fine il tuo obbiettivo è attrarre clienti, non diventare virale.

motore di ricerca

Le ricerche: il traffico “organico” di Youtube

Il motivo per cui ti consiglio di scegliere principalmente Youtube come piattaforma per i video sta nella sua funzione di motore di ricerca che gli altri social non hanno sviluppato molto. Ogni video caricato sulla piattaforma tratta uno specifico tema ed è legato a dei dei “termini di ricerca“, cioè le parole che gli utenti digitano per cercarli.

Quello che dovresti fare, durante la fase di ideazione del video, è appuntarti le “parole chiave” che i potenziali spettatori cercheranno. Questo passaggio può essere un po’ complicato, lo riconosco, ma con un po’ di pazienza e di esperienza riuscirai a selezionare termini di ricerca sempre più efficaci. Farsi aiutare da un esperto, anche solo nelle fasi iniziali, può migliorare di molto i risultati.

strada con banner pubblicitari

La pubblicità: il traffico a pagamento

Un imprenditore lo sa: per farsi conoscere è necessario pubblicizzare la propria attività, che si tratti di una panineria, una caffetteria, un chioschetto di street food, o qualsiasi altra attività enogastronomica. Le persone hanno bisogno di essere stimolate , soprattutto oggi, con la saturazione del mercato.

Un video di Youtube può e dovrebbe essere promosso anche con questa strategia, in modo da farti ottenere due obiettivi: accrescere la community online della tua attività e contemporaneamente attrarre nuovi clienti. Fare pubblicità online coi video ha il vantaggio di essere molto più coinvolgente di un semplice banner o di un annuncio testuale. I video possono essere anche un modo per fare branding, facendo conoscere alle persone le competenze che tu e i tuoi collaboratori avete.

Lo riconosco, è un po’ complesso gestire i servizi di Google per la promozione a pagamento di attività commerciali e contenuti, ma oggi più che mai è arrivato il momento di imparare ad usarli. Con questi puoi portare i tuoi video ovunque: sui giornali online, sulle applicazioni per smartphone, su altri social, e ottenere una visibilità davvero gigantesca. Allo stesso tempo puoi arrivare alle persone davvero interessate, targetizzate per area geografica, età, sesso e interessi. Questo lo fanno i cartelloni 6×3 che si vedono per strada?

bambini felici con computer

Adesso pubblica un video!

La guida che hai appena letto è solo una piccola introduzione a quello che bisognerebbe realmente fare che avere un ottimo canale di promozione grazie a Youtube. Ho preferito spiegare qualcuno dei concetti base che io per primo ho appreso negli ultimi anni, sui quali si basa tutto quello che anche gli imprenditori più bravi riescono a fare. Una cosa va detta, l’unico modo per conoscere a pieno questo strumento è usarlo ed è per questo che ti invito a caricare il tuo primo video.

Se vuoi farmi vedere il tuo risultato scrivimi alla mia mail e sarò felice di darti qualche consiglio per migliorare altri aspetti importanti

Stepsover: nomadismo digitale (Scuola di branding)

Simone e Lucia

Simone e Lucia sono due appassionati compagni di viaggio. A bordo di Valentino, un camion 4×4 trasformato in camper, stanno facendo il giro del mondo raccontandolo sul web. Sono Stepsover, nomadi digitali italiani.

Li ho scoperti per puro caso, consigliati dall’algoritmo di YouTube. A tal proposito inizio sempre di più a chiedermi quale folle Nostradamus si celi dietro il meccanismo dei consigliati del sito di streaming. Questo perché ci azzecca davvero spesso e ha la particolare caratteristica di consigliarmi cose che non avrei mai cercato da solo, ma che finiscono per piacermi. [Ma questa è un’altra storia]

Come ho già fatto per Riccardo Palombo, mi è venuta voglia di spiegare, dal mio punto di vista, quali siano le ragioni del successo di questo progetto web davvero molto interessante da quasi 150 mila fan (al 15 aprile 2020). Anche questo è branding.

Stepsover: il nomadismo digitale raccontato bene

Da quando Internet è diventato uno strumento essenziale per lavorare, per vendere e per comunicare, i confini geografici non ci piacciono molto. Da una decina di anni,proprio per questo, si è sviluppato una sorta di movimento socio-culturale col nome di “nomadismo digitale”. Sono nati portali di riferimento e comunità on-line internazionali e locali. Non si sprecano neanche testi e guide pratiche. Nonostante questo, potrebbe esserci ancora chi non conosce bene ciò di cui sto parlando; proverò a spiegarlo semplicemente.

Il nomade digitale è un professionista (o artista, o imprenditore) che decide di operare da remoto e per questo motivo si sposta di paese in paese in giro per il mondo in base alle sue esigenze o gusti. in particolare, si sceglie il luogo in cui passare brevi o lunghi periodi sulla base del costo della vita, delle facilitazioni fiscali o burocratiche e, ultime cose, ma non per importanza, in base al clima, la cultura locale, il cibo. Sono molti i paesi del mondo in cui è possibile trovare condizioni favorevoli per vivere e lavorare stando lontani da casa. Servono, però, intraprendenza, coraggio e spirito di adattamento. [Questo molto in breve]

Il progetto: un viaggio in camper attorno al mondo

Simone e Lucia hanno preso parecchio alla lettera il termine “nomadismo” e la loro storia la vivono e la raccontano in decine di stati diversi. Stati che attraversano a bordo del loro Valentino da circa 3 anni a questa parte. Il loro è un giro del mondo in camper alla scoperta di luoghi meravigliosi, potenzialmente poco battuti dal turismo di massa.

Quello che ne esce fuori sono un sito internet pieno zeppo di info utili per appassionati e curiosi, e un canale YouTube che spiega passo-passo come funziona un viaggio simile. Spoiler: è molto dura, ma anche molto emozionante.

Il progetto Stepsover è il “business” (giuro, mi dispiace un po’ definirlo così) alla base della sostenibilità economica dei due viaggiatori.

Competenza e credibilità

Esistono centinaia di “travel blogger” o sedicenti tali, ma veramente in pochi possono essere presi come esempio di credibilità e competenza. Nella nicchia dei camperisti (si, esiste una nutrita nicchia di camperisti on-line) Stepsover è il progetto più autorevole e per vari motivi.

Valentino: il camion quattro per quattro camperizzato

C’è poco da fare. Per scrivere questo articolo ho scandagliato la rete alla ricerca di un camper più fico (termine tecnico) di Valentino, ma non l’ho trovato. Così ho compreso la prima differenza tra Stepsover e gli altri. Simone e Lucia hanno trasformato un camion fuoristrada in una bat-caverna! Valentino ha tecnologie e comodità che non si trovano neanche in tutte le case occidentali, figuriamoci in un camper.

Questo rende molto autorevoli i creatori di questa serie di video, che quando raccontano la loro casa su gomma, entrano in particolari tecnici quasi incomprensibili, ma interessantissimi. Ci piace sempre ascoltare qualcuno che ne capisce, perché ci piace imparare cose nuove.

Un giro del mondo senza limiti

Parliamo di limiti spazio-temporali. Chi vorrebbe averli? Resta il fatto che ce ne auto-imponiamo quasi per istinto moltissimi, ma ci piace un mondo osservare chi questi limiti li travalica.

Con molta modestia e con l’entusiasmo di chi sembra aver fatto ieri il suo primo viaggio, Simone e Lucia raccontano qualcosa di cui sono diventati super esperti: il mondo. Guardando i loro video, non è bello vedere solo i luoghi, ma è molto appassionante capire i meccanismi stessi legati alla vita quotidiana da camperisti off-road. Non a caso tra i video più apprezzati ci sono: la descrizione del camper, i passaggi doganali e i percorsi stradali più impervi. Ecco un altro tassello della loro competenza e autorevolezza.

La ciurma: la community di Stepsover

Ogni buon influencer (ne ho già parlato) ha dei seguaci che ne condividono valori e visione. “La ciurma”, come Simone e Lucia chiamano i propri follower, è una comunità di appassionati molto vasta, 150.000 iscritti al canale YouTube. Tra questi c’è il semplice spettatore che guarda il canale come fosse una serie Netflix e ci sono persone interessate a questo tipo di viaggio o stile di vita.

Tutte queste persone sono sottoposte a un continuo flusso di emozioni incredibili, che alla fine ti fanno pensare: “prima o poi lo farò anch’io!”. Quelli che lo faranno, alla fine, saranno una sparuta minoranza, ma nel frattempo si godono l’appartenenza a una comunità on-line stimolante e non banale, in cui si fanno scoperte incredibili.

Return of investment

Quelli bravi lo chiamano ROI (è il ritorno dell’investimento), ma a me piace pensare che siano i frutti raccolti dopo un duro lavoro. Quali frutti raccolgono Simone e Lucia?

Ce lo siamo già detto, il loro investimento più grande è il tempo dedicato a viaggiare. Tempo sottratto alla vita “normale”. Ci sono, però, altri investimenti più “materiali” che si fanno per realizzare un progetto simile: il proprio mezzo di trasporto, le attrezzature per renderlo una casa sicura e tutti gli strumenti tecnologici per la condivisione della propria esperienza col pubblico del web. Poi ci sono le spese quotidiane: dal carburante alla spesa, dalla manutenzione alla connessione telefonica.

Tutto questo deve aver necessariamente un ritorno, che, mi dispiace, ma non può essere semplicemente la possibilità di vedere bei posti e scoprire nuove culture. Parliamo di entrate economiche che aiutino a vivere e a sostenere il viaggio. I guadagni del progetto derivano per lo più dalla monetizzazione di YouTube e dalla vendita di libri scritti dalla coppia (guide di viaggio off-road).

Di sicuro, la consistenza della community è la potenza del messaggio lanciato da questi due viaggiatori, potrebbero dare altri frutti. Penso a collaborazioni con aziende, come accade per altri viaggiatori. Penso anche all’affiliate marketing, con semplici consigli d’acquisto ai viaggiatori: attrezzature utilizzate, altri strumenti, ecc. In più come fanno tanti altri travel blogger, c’è la possibilità di organizzare dei viaggi assieme a tour operator in cui si accompagnano gruppi di fan interessati a questi percorsi.

Di sicuro il loro essere online li espone a molte possibilità che non avrebbero altrimenti e il network di conoscenze che si riesce a fare attraverso un progetto del genere può cambiare la vita sia umanamente che professionalmente. Chi ci dice che Simone e Lucia non siano già in contatto con qualche produttore televisivo per produrre una serie TV che racconta la loro avventura?

Anche questo è branding e ci dice bene di come questo tipo di attività serva a chiunque abbia bisogno di comunicare on-line e off-line con persone interessate. Prendiamo spunto anche da questi ragazzi coraggiosi e auguriamogli buon viaggio.

Gesù: il primo influencer

Ultima cena Leonardo

Non fatemi passare per blasfemo, perché non è il mio intento, ma stavo pensando che secondo la mia concezione di influencer, Gesù è stato uno dei più grandi. Forse non proprio il “primo”, ma di sicuro uno dei principali della sua epoca, tanto da “influenzare” le persone ancora oggi a 2000 anni dalla sua morte. Capisco di dover chiarire quale sia la mia visione di influencer per disambiguare e far capire un po’ meglio di cosa sto parlando.

L’influencer è una persona che esprime attraverso qualsiasi mezzo di comunicazione le proprie idee e la propria visione del mondo. Attorno a questi “messaggi” l’influencer crea una comunità di persone che aderiscono ai valori espressi. Valori che possono mutare nel tempo. Per alimentare e ingrandire questa comunità, l’influencer deve accrescere la propria reputazione e la propria competenza, in modo da poter fare continue “chiamate all’azione“, al fine di realizzare piccoli, medi e grandi obiettivi.

Questa definizione è mia, non l’ho copiata da nessun pezzo da novanta della comunicazione e proprio per questo potrebbe essere scorretta o simile a quelle già date da qualcuno che non conosco. Resta la mia visione e resta una buona descrizione del “lavoro” di Gesù Cristo. Capisco che questo tipo di visione si scontri con quella comune che si ha dell’influencer, lievemente diversa dalla mia.

L’influencer è un/a ragazzotto/a belloccio/a che nonostante l’assoluta mancanza di talenti specifici, comunica on-line con i follower per spammare prodotti cosmetici o vestiti di dubbio gusto.

Tutto questo mi strappa più di un sorriso. Innanzitutto perché la visione secondo la quale l’influencer sia un animale digitale e profondamente scorretta e poi perché di talenti e competenze ne servono parecchi, ma soprattutto l’influencer non è un venditore. Ritornando a Gesù si può dire che fosse un influencer da manuale per i motivi che seguono.

A proposito, leggi anche: “Saremo ancora cicale dopo la pandemia?”

I valori di Gesù influencer

Chiunque abbia fatto qualche ora di religione alle elementari o un po’ di catechismo sa perfettamente di cosa parlo. I valori che ha voluto trasmettere Gesù durante la sua vita erano potentissimi e universali. Si tratta per la maggior parte di cose che oggi reputiamo “banali” e assodate (tolleranza, perdono, carità), ma che in altre epoche storiche non lo erano affatto. Gesù con la sua visione del mondo e una ottima dose di carisma riuscì a fare passare messaggi nuovissimi e ambiziosi tra le persone più pronte a riceverli: sia poveri ed emarginati, che ricchi rappresentanti della classe dirigente.

Oggi la chiamiamo community: i discepoli

Per veicolare i suoi valori, Gesù non aveva a disposizione i mezzi tecnologici del 2020, ma riusciva comunque ad avere una sua audience. I suoi Facebook, Instagram e affini erano i mercati, le piazze, il tempio. Ovunque si potesse incontrare persone potenzialmente interessate Gesù c’era e diffondeva i suoi valori. In mezzo a tanta gente intercettata, un po’ di tutto, detrattori, persone che schernivano, persone indifferenti, ma anche chi veniva convinto ed entrava a far parte della sua comunità.

I discepoli di Gesù erano, e sono ancora oggi, persone aderenti a una visione comune del mondo e, nel caso del Cristianesimo, della fede.

A proposito, leggi anche: “A scuola di branding con Riccardo Palombo

La call to action: l’evangelizzazione

Ovviamente sto banalizzando e semplificando al massimo l’operato di un personaggio importantissimo come Gesù. Per chi è credente il suo operato era dettato da Dio, per chi lo crede solo un personaggio storico fu una persona carismatica che coinvolse e influenzò migliaia di persone, ma non vorrei entrare in questo tema perché non voglio fare un’analisi di tipo religioso.

Quello che mi interessa è far capire come e perché Gesù non fosse un semplice “comunicatore”, ma un vero “influenzatore”. Una persona, cioè, in grado di fare agire gli altri. La sua chiamata all’azione più importante a mio modo di vedere fu il concetto di evangelizzazione. L’idea di rendere la propria comunità partecipe del proprio messaggio è un’invenzione importantissima in ambito comunicativo, in quanto somiglia parecchio a quello che oggi chiamiamo “viralità” e fu la cosa che rende ancora oggi il cristianesimo una delle religioni più importanti al mondo per numero di fedeli.

Cosa direbbe Gesù ai nuovi influencer?

Sulla base di tutto questo propongo di osservare il mondo degli influencer con un altro occhio.

Per prima cosa farei una differenza tra chi sfrutta il proprio pubblico on-line, magari comprato, magari fatto di bot, solo per vendere prodotti e chi invece crea una community con la quale promuovere obiettivi e valori. Lo devono capire gli utenti, ma lo devono capire soprattutto le aziende che abbindolate dalla necessità di fare “influencer marketing” non comprendono ancora come si scelga la persona giusta per promuovere i propri prodotti.

Poi capiamoci bene: ci sono influencer su ogni media e piattaforma. Blogger, youtuber, giornalisti, talenti e artisti, autori e persino persone qualunque. Perché una campagna funzioni non basta guardare all’engagement, ma quale sia l’impatto sulla community in termini di valori.

Per ultima cosa mi sono tenuto la competenza. Chiunque voglia essere un influencer, in un qualsiasi campo, sa che dovrà formarsi e apprendere più cose possibile sull’oggetto della sua comunicazione. Quello che potrebbe accadere, se questo non fosse, è che il proprio progetto salti in aria in breve tempo e non duri neanche un centesimo di quanto stia durando quello del primo influencer e della storia: Gesù.

A scuola di branding con Riccardo Palombo

Riccardo Palombo ripara computer

Riccardo Palombo è un esperto di tecnologia che condivide on-line la sua passione e la sua competenza. Lo fa praticamente ovunque: sui social network, su YouTube, sul suo sito personale, e con un interessantissimo podcast intitolato “Il Mordente” . Le sue passioni principali sono i computer, gli smartphone, i sistemi operativi open source e la corsa, ma il suo talento principale sta nella comunicazione. Ha un’incredibile capacità di coinvolgere la sua community, anzi, “le” sue community dato che su ogni ambiente sociale e media, come è giusto che sia, comunica in modo diverso mantenendo il suo stile inconfondibile.

Negli ultimi giorni, dopo i gravi disagi creati dalla pandemia, ha messo in piedi un’iniziativa molto interessante, che è anche una formidabile lezione di personal branding. Impariamo insieme qualcosa.

L’iniziativa benefica di Riccardo Palombo

L’emergenza coronavirus ha costretto a casa gli studenti italiani e come era prevedibile (purtroppo) molti di questi hanno avuto difficoltà a connettersi con le lezioni online. Il gap digitale di molte famiglie italiane sale tristemente a galla in questi giorni. Riccardo Palombo ha voluto coinvolgere la propria community in una bellissima iniziativa di donazione di PC portatili alle scuole italiane partendo dal basso. L’obiettivo è quello di raccogliere più computer possibile (vecchi modelli inutilizzati) per renderli nuovamente funzionanti e operativi per i ragazzi.

Riccardo si è fatto spedire i portatili che rimette personalmente a nuovo, a volte cambiando qualche pezzo, a volte aggiornando il sistema operativo. Poi contatta le scuole interessate a questo tipo di donazione e recapita le macchine. Tutto molto bello!

Un’idea che da la possibilità ai follower di dare una mano in una situazione complessa, sensibilizza rispetto a vari temi, e risponde in modo pragmatico a un problema di ragazzi, famiglie e scuole.
Ma andiamo per gradi: qual è la lezione di branding che ricaviamo da questa bella campagna? Mi verrebbe da dire che più che una lezione è un intero corso e il professor Riccardo Palombo fa sembrare tutto una passeggiata di salute.

I valori sono essenziali

Essere sensibile ai problemi, provare empatia verso le condizioni avverse di una persona X è qualcosa che in molti possiamo riuscire a fare. Di sicuro, e la cosa non è affatto scontata, la community di questo prof lo è e apprezza questo tipo di valori. Quello che però differenzia Riccardo da tante altre persone e soprattutto tanti altri “influencer” e il suo pragmatismo. La capacità di individuare una soluzione creativa a un problema è qualcosa che va aldilà della beneficenza, è una strada secondaria più lunga e faticosa, che però ti fa vedere un paesaggio eccezionale.

Palombo è un autista sognante, che ci porta sul suo bus, e ci tiene incollati al finestrino.

I valori che esprime non sono più (solo) quelli benefici, di empatia e sensibilità, ma il pragmatismo e la creatività. Ciliegina sulla torta sono la sua competenza tecnica e l’aver scelto di affrontare un problema dal punto di vista di chi sa quello che sta per fare.

La community si fa protagonista

L’iniziativa viene comunicata attraverso i canali social, soprattutto su YouTube, diffusa anche grazie all’aiuto di qualche collega illustre, come Andrea Galeazzi, ma essenzialmente si muove tra i membri della community di Riccardo Palombo attraverso il passaparola. Per inviare un PC a qualcuno che non si conosce di persona, bisogna aver trovato in lui affidabilità vera.

In più, in questi casi, la leva forte che spinge le persone a fare una donazione è quella di voler fare parte di un progetto in cui si crede: dare un’educazione scolastica e tecnologica a tanti bambini e ragazzi che non possono permettersela. La community non è un branco disomogeneo di fan, ma un gruppo di persone legate a valori, speranze, obiettivi e visioni del mondo comuni. In questo caso ce ne si rende bene conto.

Riccardo Palombo è trasparente

Un capitolo a parte di questa lezione di branding va dedicata alla trasparenza, che è uno dei grandi punti di forza per chiunque comunichi on-line, ma forse più in generale per “chiunque”. Riccardo ha tenuto traccia di ogni pezzo che ha ricevuto, di ogni spesa sostenuta, e poi ha messo in rete tra loro scuole e donatori, comunicando il nome della scuola al donatore e viceversa. In questi casi essere trasparenti è indispensabile.

Questo sia per far stare più tranquilli i donatori, sia per evitare polemiche sterili da parte di qualche detrattore. La trasparenza è quella cosa che ti fa camminare a testa alta per strada e non ti fa avere alcun timore, ma ha anche l’effetto di rendere chi la esercita più rispettato e rispettabile.

“Essere” Riccardo Palombo aiuta

Neanche per un solo secondo da quando sono venuto a conoscenza di questo progetto ho pensato che lo stesso fosse una strategia di marketing per fare branding. L’assoluta spontaneità nel fare le cose (anche prima di questa iniziativa) rende Riccardo un personaggio un po’ fuori dal comune, fatto di una pasta strana. Una pasta di grande qualità.

Questo è il più grande valore aggiunto di tutta la campagna: le persone si fidano di chi gli sta chiedendo un aiuto, sia per tutti i motivi già elencati, sia perché la reputazione è qualcosa che ci precede. Costruirsi una reputazione è un processo lunghissimo, che inizia più o meno nel momento in cui produciamo il primo vagito, ed è sempre in bilico tra l’essere eccezionali o pessimi.

Fare personal branding significa riuscire a comunicare al meglio i propri punti forti, i propri valori e ciò che ci rende speciali. Il professor Palombo è assolutamente impeccabile in questo e riesce a fare tutto senza particolari sforzi e con grande spontaneità.

Ferragnez

Mi permetto di citare un’altra campagna che negli scorsi giorni ha fatto parlare molto di sé ottenendo un obiettivo straordinario come la realizzazione di un ospedale dedicato ai malati di Covid-19. Chiara Ferragni e Fedez nelle scorse settimane hanno voluto realizzare una raccolta fondi sfruttando la propria popolarità per fare arrivare un messaggio di solidarietà a centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo.

In questo caso specifico, nonostante l’assoluta buona fede e il grande sentimento di solidarietà dimostrato, le polemiche non si sono fatte attendere, e sono state innumerevoli. I motivi sono legati proprio ai punti trattati in precedenza:

  • nuovi valori: Chiara e Federico non avevano mai affrontato qualcosa di vagamente simile e i loro valori preesistenti non combaciavano con quelli della campagna;
  • una community particolare: il “problema” di chi ha milioni di follower è che si intercetta qualsiasi tipo di persona, anche chi non aderisce alla nostra stessa visione della vita, e in mezzo a una maggioranza di persone entusiaste dell’iniziativa, si ritrova anche una percentuale di haters polemici o addirittura complottisti;
  • la trasparenza e la competenza: essere trasparenti è molto difficile quando si gestiscono certe moli di soldi e dati, quindi purtroppo si è soggetti a critiche e speculazioni, ma soprattutto, quando non si hanno le competenze tecniche per poter monitorare che il progetto venga realizzato in modo corretto si è costretti a delegare il controllo a persone che reputiamo valide, ma magari (non è questo il caso) non lo sono realmente.

I risultati

Quelli bravi li chiamano KPI, ma il succo è lo stesso. Riccardo è riuscito a far parlare di se, è riuscito ad aprirsi a un pubblico maggiore, è riuscito a creare un rapporto ancora più forte coi suoi seguaci e a veicolare i valori (non più solo suoi, ma) della sua bellissima community.

Questa cosa si tradurrà in nuove collaborazioni future, nella realizzazione di nuovi progetti e più in generale in tantissime nuove opportunità. Questo è il senso profondo della lezione di branding alla quale abbiamo assistito.

Saremo ancora “cicale” (dopo la pandemia)?

ragazzo con mascherina e gatto durante la pandemia

C’è una favola di Esopo, che conosciamo tutti intitolata “La cicala e la formica“. La ascoltavamo da bambini a scuola o a casa, letta dai nostri genitori prima di andare a letto. Il problema è che non abbiamo recepito il messaggio importante di questa semplice storia per bambini, cioè “chi è causa del suo mal pianga se stesso”. L’inverno dei nostri tempi si chiama Coronavirus Covid-19 e noi tutti, indistintamente, siamo le cicale. Abbiamo fatto finta di non vedere che l’inverno stava arrivando cantando sui rami di un albero. Le formiche sono quelli che si erano preparati per l’inverno e adesso, come nella favola, potrebbero semplicemente dirci: “hai cantato per tutto questo tempo e adesso balla”.

La speranza è che le formiche del nostro tempo trovino un po’ di spazio in casa propria, abbiano interesse ad ospitarci e che la maggior parte di noi cicale possa difendersi dal freddo inverno.

Senza giudicare nessuno, sento la necessità di spiegare cosa, secondo me, abbiamo fatto di sbagliato, uscendo fuori dalle metafore, ma chiedendo all’intera società: “saremo ancora cicale?”

L’emergenza sanitaria ci sta mettendo davanti ai nostri numerosi limiti, e la reclusione ci spinge a provare emozioni amplificate. Dobbiamo cogliere l’occasione di poter essere totalmente onesti e dirci tutto senza ipocrisie. Abbiamo perso quasi tutto, quindi non abbiamo molto da perdere.

  1. Continueremo ad essere consumisti?

carrello e carta igienica

Fino a pochi giorni fa abbiamo speso i nostri stipendi senza pensarci troppo sopra. Vestiti alla moda della durata di poche settimane, smartphone e altri tipi di elettrodomestici soggetti all’obsolescenza programmata, cibi prodotti ammassando gli animali senza pietà e usando sostanze chimiche sui campi coltivati. I cicli produttivi pre-coronavirus erano fuori controllo, continueranno ad esserlo per i nostri capricci da consumatori?

Ci sarebbero molti modi per dare alle aziende il giusto compenso per quello che producono ed essere più saggi nella propria spesa quotidiana. Credo che dopo la pandemia dovremmo tutti leggere un po’ di più a proposito dei prodotti che vogliamo comprare, scegliere i produttori con più attenzione e comprare un po’ di meno. Magari auto produrre di più.

  1. Continueremo ancora a fregarcene dell’ambiente?

inquinamento dall'alto

Un comico, qualche giorno fa ha detto che di questo passo la prossima emergenza sarà la mancanza d’acqua perché oggi ci laviamo troppe volte le mani. Credo che il suo obiettivo fosse farmi pensare e c’è riuscito.

Il consumo che facciamo delle risorse naturali non è sostenibile, ma la cosa peggiore è che le consumiamo spinti dalle emozioni del momento. Hai paura del virus? Consuma centinaia di litri d’acqua al giorno per lavare mani e corpo. Ti ha lasciato la fidanzata? Addenta senza alcuna pietà tutto il cibo che ti trovi attorno. Hai ottenuto un successo al lavoro? Regalati un suv che utilizzerai per andare in centro il sabato sera e soprattutto lascia aperto il motore e ogni tanto sgasa!

Continueremo a comportarci così dopo la pandemia? Che stessimo rendendo la nostra casa inospitale, si sapeva già da molto tempo. Che per produrre gli imballaggi delle nostre merci, stessimo usando troppa plastica era assodato. Che la produzione di CO2 fosse troppo elevata a causa del traffico, dai riscaldamenti delle case, degli scarichi delle fabbriche, degli allevamenti intensivi, lo sapevamo. Che il consumo d’acqua per l’agricoltura e l’uso domestico fosse eccessivo lo sapevamo. E allora? Credo che sia giusto cambiare il proprio stile di vita. Mangiare meno, spostarsi di più a piedi e in bici, mettere una maglia in più a casa d’inverno, riusare oggetti e comprare prodotti alla spina. C’è molto da fare.

  1. Lasceremo ancora la mafia indisturbata?

colpo di pistola su vetro

Mi sono fatto un’idea fin da molto prima che il Covid-19 arrivasse: per gli affiliati di una qualsiasi società criminale/mafiosa, noi “civili” siamo come pedine di un gioco da tavola. Sacrificabili.

Li caratterizza il proprio sentirsi al di sopra del bene e del male. I loro codici d’onore sono più forti di qualsiasi virus e non si fermeranno mai davanti a nessun ostacolo. Accetteremo ancora tutto questo dopo la pandemia?

Le mafie di tutto il mondo prendono possesso delle zone periferiche e danno una “speranza” alla povera gente, coinvolgendo la comunità nei peggiori affari. Lo spaccio di stupefacenti è il più noto e profittevole, ma ci sono anche le estorsioni, lo smaltimento illecito di rifiuti, il traffico di armi, di esseri umani e di merci contraffatte. Un po’ di tutto insomma. Vogliamo ancora che dei poteri occulti governino le nostre vite dopo la pandemia?

Credo che il ruolo degli Stati e della politica, siano cruciali in questo caso, ma non dovremmo essere cicale neanche in questa occasione. Se la chiusura della maggior parte dei confini sembra aver interrotto il business della droga e gli altri traffici, la crisi economica rischia di cedere alle mafie un bottino ancora più grande. Le attività commerciali sull’orlo del fallimento in queste settimane si vedranno fare “un’offerta che non possono rifiutare”, o vere e proprie estorsioni. Per quanto sia possibile facciamoci scudo di quel briciolo di legalità rimaste in certi settori.

  1. Faremo ancora debiti?

monete euro

Il 18% degli italiani sta pagando un mutuo, tutti gli altri semplicemente non hanno abbastanza garanzie per contrarlo, ma lo farebbero volentieri. Ovviamente la mia è un’esagerazione, ma guardandosi in giro (prima del blocco), sembra proprio che una grossa fetta di persone abbia deciso di vivere al di sopra delle proprie possibilità, rimandando al futuro ogni pensiero.

Ricordo la frase di una ragazza a inizio emergenza, che all’intervistatore che le chiedeva “come mai sei fuori a fare l’aperitivo? Sai che c’è un pericoloso virus che circola?“, rispose così: “io ho vent’anni, nessuno ha il diritto di chiudermi in casa e non farmi godere la mia età“.

Ci stavamo abituando a vedere il sacrificio, solo come una privazione e non come a un qualcosa che porta a stare meglio in futuro, ma la natura è implacabile. Continueremo a vivere al di sopra delle nostre possibilità?

Continueremo a pretendere cose che non possiamo permetterci ora? La pandemia ci insegna che si prende tutto e subito, senza fare calcoli economici o guardando alla moralità, ma noi a certe cose saremo costretti a guardare.

Ho un mio piccolo (sadico) sogno: vorrei, dopo il Covid-19, un mondo senza aperitivi. Dove l’aggregazione tra le persone è sostanza e non apparenza.

  1. Saremo “legali”?

dea della giustizia

“L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”.

La costituzione repubblicana è chiara e limpida come il mare di certe nostre spiagge (non di tutte) e gli italiani lavorano tutti, non guardate alle statistiche ufficiali, che parlano di un alto tasso di disoccupazione, c’è la cosiddetta “economia sommersa“.

Miliardi di euro che ogni anno restano invisibili ai radar e creano straordinarie ricchezze private ed eserciti di schiavi mal pagati, non garantiti, ricattati e ricattabili.

Continueremo ad andare in affitto senza contratti regolari? Continueremo a sottostare a contratti di lavoro ridicoli? Continueremo a chiedere raccomandazioni o a corrompere chi di dovere, per ottenere un proprio diritto o il diritto che spetta a qualcun altro? Pensiamoci.

La pandemia è come “La Livella” di Totò, non fa distinzione tra chi rispetta e chi non rispetta le regole, ma ne azzera le opportunità. Forse in Italia non saremo tutti uguali davanti alla legge, ma davanti a questo virus non si bara. L’onestà è diventata un valore biologico.

  1. Utilizzeremo ancora la tecnologia per cazzeggiare?

tastiera computer

Conviviamo con la viralità ogni giorno da anni. Da quando Internet è entrato nelle vite della maggior parte delle persone, sperimentiamo come un qualsiasi contenuto possa sfuggire dal proprio controllo e arrivare a milioni di persone nel giro di pochi minuti. Ne sanno qualcosa gli “influencer” (già la parola lo spiega), ma anche le vittime del cyberbullismo. Si diventa milionari grazie ai social network o ci si toglie la vita, sotto il peso degli insulti e del giudizio altrui.

Arrivati a questo punto dobbiamo decidere se è questo l’uso che vogliamo continuare a fare della tecnologia dopo il coronavirus. In Corea del Sud e in Cina hanno utilizzato i big data per proteggere le persone dal virus. Si usa la stampante 3D per trasformare maschere da sub in attrezzature sanitarie. Con l’intelligenza artificiale si mappano i genomi e si testano vaccini. Studenti e lavoratori di tutto il mondo comunicano da remoto, per continuare a svolgere i propri “compiti”. La tecnologia può e deve aiutarci a vivere meglio, fornendoci strumenti utili alla comprensione delle cose del mondo. Dimentichiamo l’utilizzo di questi strumenti per veicolare messaggi d’odio e frivolezze o le future generazioni guarderanno a noi come noi oggi guardiamo ai barbari.

  1. Saremo ancora “clickbait”?

trappola per topi con formaggio

Il clickbait contrariamente a quanto si possa pensare, non è una tecnica per massimizzare gli accessi a una pagina web. Il clickbait è un atteggiamento dell’anima che denuncia il proprio desiderio di truffare gli altri. L’uso di questo trucco nasce, come le cose più interessanti di questa epoca, dai social network per coinvolgere i lettori dei blogger, delle pagine satiriche, degli sperimentatori incalliti e di chi testa gli algoritmi. Nulla di male se utilizzato per giocare.

Il problema è che la sua efficacia è tanto grande quanto pericolosa e i titoli satirici alla “Lercio”, col tempo, sono diventati i titoli della propaganda politica e dei giornali, quelli cioè che dovrebbero garantirci una corretta informazione.

Facciamo un gioco: alzi la mano chi legge un articolo prima di condividerlo. Ora che abbiamo un sottogruppo: alzi la mano chi, leggendo un articolo, si sorprende di come il contenuto non corrisponda alle attese del titolo. Chi non ha alzato la mano questa volta è evidentemente un illuminato che dopo un’attenta selezione è riuscito a trovare solo fonti serie, giornalisti che seguono una qualche deontologia professionale e mi congratulo con loro.

A chi per mestiere crea contenuti chiedo: faremo ancora questo giochino dopo la pandemia?

Ci prenderemo ancora gioco degli sprovveduti?

A chi quei contenuti li fruisce invece chiedo: inizieremo a leggere prima di condividere? Inizieremo a selezionare meglio le nostre fonti?

Meglio non aspettare e agire fin da subito, perché la quantità di fake-news che si stanno diffondendo anche oggi, con una crisi sanitaria e umanitaria in atto è imbarazzante e pericolosa, ma parte da un bisogno strano che noi tutti abbiamo: illuderci.

Vogliamo ancora illuderci?

  1. Continueremo ad essere dei complottisti?

aereo produce scie bianche in volo

Tutto è collegato: l’etica dei nostri comportamenti, il modo in cui usiamo la tecnologia, il modo in cui decidiamo di comunicare. Ma perché ci vogliamo illudere? Perché dobbiamo pensare a tutti i costi che le cose siano semplici? “È un complotto”, “nulla di quello che ci dicono è vero”, “la Terra è piatta”, “il Coronavirus è stato creato in un laboratorio”. Sembra sia tutto più facile così.

Da brave cicale, rifugiamo le nostre responsabilità, giustifichiamo goffamente le nostre paure, addossiamo all’intangibile quello che non va bene nel mondo. Gli alieni, la lobby dei vaccini, il Nuovo Ordine Mondiale. Tutto è molto più complesso di così purtroppo.

Non è solo colpa dei potenti se è arrivato un virus, eravamo tutti impreparati. Non è colpa solo delle multinazionali e delle banche se ci troviamo in ginocchio economicamente. Non sono stati i cinesi o le case farmaceutiche ad aver creato e portato il virus in tutto il mondo, è stato il nostro stile di vita da cicale, e ora dobbiamo prenderne atto e fare ammenda.

  1. Saremo formiche?

formica

Eccoci arrivati al punto. Nella favola di Esopo la formica fu operosa durante l’estate per prepararsi al rigido inverno. Quando la cicala, dopo aver cantato e preso in giro la formica per tutta la bella stagione bussò alla sua porta in cerca di ospitalità, ebbe in cambio questa risposta: “hai cantato per tutto questo tempo e adesso balla”.

Questo è ciò che accade alla cicala.

In passato ci siamo comportati come la formica, anche quando alla nostra porta bussava chi non era una cicala, ma semplicemente gente bisognosa d’aiuto. Abbiamo chiuso la porta a chi scappava da guerre e carestie, abbiamo recluso gli ultimi della società in ghetti, in periferie disastrate. Quando avevamo la possibilità di farlo, non abbiamo preteso una sanità migliore per chi ne aveva bisogno, arricchendo alcune regioni a discapito di altre.

La formica non è l’eroe della favola di Esopo, ma il villain. Noi vogliamo essere formiche dopo la pandemia?

La maggior parte dei problemi che esistevano prima del Covid-19 ci saranno anche dopo e nella maggior parte dei casi, saranno amplificati dal dolore delle morti e dalla tragedia della crisi economica. Mancherà il lavoro, non ci sarà pane per tutti, non ci sarà un letto per tutti. Saremo formiche?

Capiamoci, non esiste un terzo animale che posso sbucare all’improvviso da una pagina inedita del libro delle favole. Siamo noi lettori di questa storia a dover essere umani, più umani di quanto la nostra specie non abbia fatto in fino ad ora.

Sceglieremo di essere come il presidente dell’Albania Edi Rama, che ha voluto aiutare l’Italia in un momento di difficoltà dopo che l’Italia stessa aveva fatto qualcosa di simile con il suo popolo qualche anno fa? Faremo come i proprietari degli alberghi di Las Vegas che lasciano i clochard rinchiusi in un parcheggio all’aperto?

Comunque andrà tutto bene…

Ringrazio molto l’amico Matteo Filicetti per aver collaborato alla scrittura dell’articolo.

Come guadagnare con Twitch e il Live Streaming

Twitch e Live Streaming

Comunicare online, con lo scopo di guadagnare, richiede tanta originalità e intraprendenza; spero che tu lo sappia! 

Per questo motivo devi essere sempre un passo avanti a tutti gli altri se vuoi fare le cose per bene, ad esempio imparando ad usare Twitch. questo sito è un social network in fortissima espansione, in cui gli utenti possono aprire un proprio canale di trasmissione live 24/24 , che ha delle caratteristiche molto interessanti da tenere d’occhio per poter creare delle nuove fonti di guadagno.

Forse starai pensando: ma io non amo i videogames! Twitch è popolato da ragazzini brufolosi che giocano a Fortnight. Secondo me è una piattaforma che interessa solo a un certo tipo di persone…

La verità è che negli ultimi mesi le cose stanno cambiando, e la community degli streamer (così si chiamano gli utenti che vanno live su Twitch) si sta arricchendo di personaggi trasversali che non hanno nulla a che vedere col gaming. In sostanza Twitch vuole aggiungere nuove categorie di contenuti al proprio “catalogo” e il pubblico si sta lentamente adattando. Ho anche fatto la mia scommessa su quelle che saranno le sorti del Live streaming nei prossimi anni qualche tempo fa’. 

Sono tanti i metodi per guadagnare con il live streaming e in questa guida ti elencherò tutti quelli che conosco e di cui ho verificato l’efficacia, validi sia per chi usa Twitch che per chi usa altri servizi. Come forse saprai infatti questo tipo di contenuto web si può creare anche su altri social, come Facebook, Instagram e Youtube (per citare solo i più famosi), e con poche differenze questi metodi sono applicabili anche alle altre piattaforme, semplicemente se vorrai utilizzare il sito più conosciuto dai gamer avrai qualche chance in più di raggiungere i tuoi obiettivi.

Gli ingredienti base per la ricetta del live streaming non sono tantissimi, ma per trovarli tutti c’è bisogno di pazienza e autocontrollo – poi ti spiegherò il perchè:

  • Una webcam
  • Un pc decentemente performante
  • Un microfono esterno (se si vuole strafare)
  • Un software per fare la regia dello streaming (se poi fosse gratuito sarebbe il massimo, ma non sempre è indispensabile)
  • Una camicia ben stirata per essere belli in video
  • Un mucchio di ottimi ed interessanti argomenti di cui poter parlare anche per ore

Prima di iniziare con l’elenco che ti aiuterà a capire come fare per avviare una carriera da streamer creando la tua tv personale devo fare chiarezza su un punto: visto da fuori questo mondo potrebbe sembrare il paese dei balocchi, dove ci si mette davanti alla webcam live e in maniera automatica si incassano quattrini. Non funziona proprio così! Per poter ottenere dei guadagni bisogna riuscire a trovare una formula alchemica (ognuno la propria), ed essere pronti a rialzarsi quando si cade (succederà spesso). Se sei pronto a fare questo la strada non sarà comunque in discesa, ma la salita sarà meno ripida, e spero per te che sia ricca di soddisfazioni. Ricordati di me e di questa guida quando sarai un grande streamer, perché mi devi almeno una pizza! (ma mi piace anche il sushi, figurati).

Iniziamo.

Idee guadagnare con Twitch

Scegliere, selezionare o arraffare tutto?

Per guadagnare sul serio online è necessario avere una strategia fin dal primo momento. Questo non significa che la strategia adottata dal principio rimarrà tale per tutta la durata della propria “carriera” online. Quello che ti consiglio è di capire ciò che potrebbe essere giusto per te e cosa sarebbe meglio evitare.

La lista dei metodi di guadagno prevede:

  • Monetizzazare con le piattaforme di live streaming grazie alla pubblicità
  • Ricevere donazioni attraverso servizi esterni 
  • Crowd funding 
  • Merchandising 
  • Influencer marketing 
  • Vendere propri prodotti o di altre aziende
  • Affiliazioni
  • Organizzare o partecipare ad eventi
  • Proporre il proprio servizio di consulenza 
  • Vendere un corso o video corso 
  • Scrivere un libro per conto di una casa editrice o in self publishing 
  • Trovare un fidanzato o una fidanzata

Come vedi questa lista è abbastanza lunga ma volendo si potrebbero inserire molti altri metodi, semplicemente, in questo momento, ti sto elencando le strade più sicure verso il guadagno. La cosa da capire è: quali di questi fanno al caso tuo? Se li conosci già tutti probabilmente quello che stai per leggere sarà un utile ripasso, ma se non conosci tutto questo penserò io a farti capire cosa è meglio per te attraverso alcuni consigli pratici.

Monetizzazione servizi streaming live

I guadagni diretti per i creatori di contenuti su Twitch e altri servizi: la monetizzazione

La pubblicità è un metodo di guadagno per chi fa live streaming. Le piattaforme che ci danno la possibilità di trasmettere il nostro contenuto live piazzano all’interno delle pagine spot video, banner ed altre tipologie di promozione. In sostanza se riesci ad avere un grande pubblico, puoi monetizzare la sua attenzione mettendo a disposizione il tuo canale a chi vuole promuoversi. Farà tutto la piattaforma che utilizzi, tu devi solo attivare la monetizzazione.

Il motivo per cui Twitch è e sarà la piattaforma di live streaming maggiormente utilizzata sono proprio i guadagni. Questo perchè a parità di spettatori, la monetizzazione di questo sito è molto più alta. Twitch inoltre, al contrario degli altri social ha come unico contenuto le live, quindi non ci possono essere altre distrazioni per il proprio pubblico. Ma entriamo più nel dettaglio e facciamo un paragone con gli altri servizi.

 

 

 

 

 

  • Le live sono il contenuto principale del proprio canale visibili ricercando i canali per nome o attraverso la ricerca per categorie. Restano visibili dopo la trasmissione per 14 giorni o 60 (con un piano a pagamento), ma sono facilmente scaricabili. Si può trasmettere tramite pc utilizzando un software di regia, o attraverso lo smartphone.

  • Per monetizzare le live attraverso le sottoscrizioni al canale dei propri fan è necessario diventare Affiliati, con almeno 50 follower oppure raggiungendo 500 minuti totali di trasmissione, 7 giorni di trasmissione unici e una media di 3 o più spettatori simultanei (tutto in 30 giorni di tempo). Si può monetizzare anche con le pubblicità diventando Partner e riuscendo a streammare per 25 ore totali di trasmissione, 12 giorni di trasmissione unici e una media di 75 o più spettatori simultanei (tutto in 30 giorni di tempo).

  • Con le affiliazioni si invita i propri spettatori a sottoscrivere una sorta di abbonamento al proprio canale del valore di $4,99, $9,99, $24,99 mensili sui quali Twitch incassa una commissione, ed in più si può ottenere un abbonamento attraverso il programma Amazon Prime in modo gratuito per l’utente. Con la partnership si inserisce la pubblicità durante le live e si guadagna in base al numero di spettatori, ma non è ancora stata stabilita una media di guadagni (comunque superiore a Youtube)

  • Le live ricoprono grande importanza e vengono consigliate ai propri iscritti con grande frequenza, ma lo spazio principale è destinato ai video. 
    Si può trasmettere sia attraverso lo smartphone che attraverso il pc con o senza software di regia. La live resta disponibile sotto forma di video nel proprio canale alla fine della trasmissione.
  • Per poter trasmettere una live serve avere raggiunto 1000 iscritti al canale.
    Per monetizzare le live e i video si deve richiedere la Partnership una volta raggiunti 1000 iscritti e 4000 ore visualizzate in 12 mesi, per poter inserire le pubblicità nei vari contenuti.
  • Ogni 1000 visualizazioni si ottiene circa 1 euro di monetizzaione (ma la cifra è variabile)
    Le live possono essere monetizzate anche attraverso le donazioni in live fatte dagli utenti ai creatori di contenuti. (cifre variabili)
  • Offre la possibilità di fare live streaming anche senza Software di regia e da smartphone, ma si entra in concorrenza con post testuali, foto, video, e link esterni.  Possono trasmettere le live sia i profili privati che quelli delle pagine, ma nel secondo caso si otterrà sicuramente una visibilità ridotta.
  • Ne le live, ne gli altri contenuti si possono monetizzare, ma si parla da tempo di un programma di monetizzazione per i creatori di contenuti.
  • Non c’è ancora una tipologia di guadagno.
  • Si può trasmettere una “diretta” solo attraverso lo smartphone. queste si posizionano nella sezione dedicata alle storie dove l’attenzione degli utenti è ridotta a 15 secondi.
    La registraione è visibile nelle 24 ore successive, ma poi viene cancellata.
  • Ne le live, ne gli altri contenuti si possono monetizzare, ma si parla da tempo di un programma di monetizzazione per i creatori di contenuti.
  • Non c’è ancora una tipologia di guadagno.

In questa tabella ho cercato di spiegarti quali sono le caratteristiche dei quattro principali servizi a confronto. Alcuni di questi (Youtube e Twitch) offrono un programma di monetizzazione interno mentre altri lasciano ai creatori di contenuti, quindi a te, il compito di trovare altri metodi di guadagno.

Se ci si dovesse basare, per chi inizia, soltanto sulla monetizzazione interna fornita da questi servizi di streaming non si riuscirebbe a rendere sostenibili quelli che sono dei veri e propri business. Per questo esistono decine di altri modi per monetizzare la propria presenza in live streaming.

Se hai scelto di adottare questo metodo hai scelto anche di dover ottenere tantissimi spettatori per le tue live. Rimboccati le maniche, perché la strada,se non dovessi diventare virale in 10 minuti sarà molto lunga.

donaioni con twitch

Guadagnare con le donazioni

Molti streamer guadagnano grazie alle donazioni fatte dai propri spettatori un bel po’ di soldi. Prima ti parlavo anche di sottoscrizioni mensili/abbonamenti al canale, altro metodo con cui gli spettatori di un creatore di contenuti fanno una donazione al proprio artista preferito in maniera ripetuta nel tempo, ma questo in modo diretto, con l’affiliazione del proprio canale Twitch o YouTube.

È possibile ricevere donazioni anche e soprattutto attraverso servizi esterni. Questi servizi mettono a disposizione dello streamer delle funzioni che rendono le donazioni visibili durante la live direttamente sullo schermo grazie a molte varianti grafiche, suoni e stili di scrittura.

I servizi più utilizzati sono:

Questo senza dimenticare PayPal, che è stato e rimane il primo e più famoso servizio a dare la possibilità di donare denaro online. 

I motivi per cui il tuo pubblico dovrebbe farti una donazione sarai tu a doverli stabilire, e in base al tuo specifico pubblico dovrai scegliere una strategia comunicativa diversa. Chiedere soldi in cambio del miglioramento delle attrezzature e della qualità delle live è una idea, ma spesso non basta e solo grazie a una forte originalità ed entusiasmo riuscirai a trasformare i tuoi fan in finanziatori.

Crowdfunding e live streaming

Il crowdfunding per il live streaming

Il crowdfunding è un metodo per raccogliere il budget per la realizzazione di uno specifico progetto in cui l’ideatore del progetto espone la sua idea alla gente tramite dei siti internet specializzati e gli chiede di finanziare la propria idea. La folla (crowd), interagendo col progetto attraverso le donazioni avrà in cambio delle ricompense dal creatore. Nel caso in cui le donazioni raggiungano il traguardo stabilito dal creatore del progetto, lo stesso prenderà i soldi, lo realizzerà e ricompenserà i finanziatori. Se invece non si dovesse raggiungere il budget i soldi ricevuti dai donatori, torneranno indietro e saranno loro restituiti.

Facciamo un esempio pratico:

  • Luca ha l’idea per realizzare un programma live su internet in cui racconterà la storia della propria vita, ma si rende conto che per fare ciò che vuole ha bisogno di un nuovo computer, di una telecamera ed altri strumenti tecnici.
  • Realizza un video e una pagina web in cui spiega la sua idea nel dettaglio e stabilisce un traguardo di 1000 euro per la realizzazione del progetto e una serie di ricompense per i suoi finanziatori, che se doneranno 1 euro verranno citati e ringraziati nei titoli di coda, se doneranno 10 euro avranno la possibilità di inserire una propria foto nella sigla, e se ne doneranno 100 potranno partecipare dal vivo allo show.
  • La campagna di crowdfunding durerà 30 giorni, e in questo tempo Luca dovrà promuoverla attraverso i canali social, nei gruppi, tra gli amici e i parenti, cercando di convincere il pubblico della bontà della sua idea.
  • Il budget è stato raggiunto e superato e Luca potrà comprare degli strumenti ancora più potenti per la realizzazione del suo show in live streaming, e raccontare a tutto il mondo la sua storia.

In maniera molto semplice ti ho spiegato come funziona il crowdfunding e come puoi utilizzarlo per realizzare il tuo progetto, ma come immaginerai, prima di poter creare una campagna del genere è necessario studiare bene il contesto, prendere ispirazione da chi lo ha già fatto prima di te, e capire bene come muoversi più nel dettaglio. Non è facile raccogliere fondi, ma con impegno, dedizione e creatività convincerai i tuoi futuri finanziatori.

Le piattaforme che potrebbero fare al caso tuo nel caso volessi far partire una campagna sono tante, ma credo di poterti consigliare qualcuna di queste in base a come le hanno usate in passato i creatori di contenuti italiani, riuscendo a realizzare i propri obiettivi:

  • Kickstarter
  • Indiegogo
  • DeRev
  • Music Raisers (dedicata in modo specifico a progetti musicali)
  • Eppela
  • Produzioni dal basso

vendita di merchandising

Merchandising 

Se diventerai un bravo o una brava streamer, il tuo pubblico proverà vero e proprio affetto per te, come succede per il proprio artista preferito nel cinema, nella musica, in TV, o agli sportivi. Spesso, tutto questo affetto, porta a voler collezionare oggetti, ricordi, e cianfrusaglie varie legate al proprio idolo. Si tratta di una pratica antica, che dal boom economico in poi ha dato a tante celebrità il proprio merchandise di culto. Ne sanno qualcosa i Beatles, che hanno insegnato alle band rock di tutti i tempi come monetizzare l’affetto dei propri fan vendendo magliette, tazze, portachiavi, poster e qualsiasi tipo di altro oggetto con stampato il proprio logo sopra.

Te lo dico subito: non sarai mai venerato come i Beatles, ma potresti comunque vendere il tuo logo, le frasi simbolo delle tue live, le tue caratteristiche più iconografiche e riconoscibili ai fan sotto forma di magliette, borse, tazze ecc. 

Questo metodo di guadagno, tra le altre cose, ha un doppio valore, in quanto riesce a generare un guadagno per te, ma contemporaneamente ha il potere di promuovere il tuo brand, la tua live, al di fuori di internet, facendola conoscere ad altre persone. La cosa più interessante è che oggi esistono strumenti online che ci danno la possibilità di creare un nostro negozio di merchandising online sul quale i nostri fan potranno andare a comprare i prodotti senza alcuna spesa per noi, ne di logistica ne di spedizione; semplicemente dovremo creare grazie agli intuitivi editor di siti come Spreadshirt o Zuzzle i prodotti desiderati aoolicando le nostre grafiche, e indirizzare il nostro pubblico verso l’acquisto degli stessi, e del resto si occuperanno tutto i produttori degli oggetti.

La cosa che devi capire bene fin da subito se ti vuoi approcciare a questo settore, è che non tutti i pubblici sono uguali, e potrebbero anche non apprezzare questo tipo di iniziative, quindi cerca prima di tutto di capire con chi hai a che fare. Molti gamer su Twitch vendono il proprio merch ai fan perchè si tratta di ragazzi giovani e divertiti, ma di sicuro sarà molto più difficile vendere la tua maglietta se parli di politica o di filosofia.

influencer marketing

Influencer marketing 

Altro capitolo importante per chi vuole guadagnare grazie a Twitch o al Live Streaming in generale è quello dell’influencer marketing. In sostanza questo metodo di monetizzazione si basa sulla credibilità, fiducia e affetto che un utente come te può accumulare su di un social grazie ai propri contenuti per poter poi collaborare con aziende interessate che ti proporranno di pubblicizzare i propri prodotti presso il tuo pubblico. 

Questo metodo funziona molto bene ed è divenuto famosissimo grazie a Instagram, ma anche su servizi di streaming come Twitch, Youtube e affini è molto diffuso, nei più disparati settori commerciali, dal makeup ai videogames, dal fai da te al food: tutte le migliori aiende vogliono avere a che fare con gli influencer.

Anche in questo caso è necessaria una premessa: non è tutto oro quel che luccica. Per riuscire ad affermarsi sui social ti servono costanza, dedizione e creatività (avrai capito che queste sono le mie tre parole magiche ormai), ma sarà necessaria, nei primi tempi, anche una buona dose di faccia tosta. Questo perchè finchè non sarai conosciuto dai brand, dovrai essere tu stesso a proporre di collaborare con chi ritieni possa essere una buona vetrina per te. 

I brand vogliono capire chi sei, cosa fai, dove lo fai, come lo fai e perchè lo fai prima di affidarsi a te, ed è per questo che potrebbero chiederti le statistiche dei tuoi social e qual’è il tuo piano editoriale prima di affidarsi a te, e non sempre questo avverrà.

La cosa positiva è che parlare di un prodotto in una live, per ore, ha un valore molto più alto che in una storia di Instagram, e questo tipo di collaborazioni sono sicuramente destinate ad aumentare nei prossimi tempi, su Twitch, Youtube e altre piattaforme.

Prodotti degli streamer

Vendere propri prodotti

Dopo aver parlato di come influenzare le persone per convincerle a comprare prodotti altrui, devo proprio dirtelo, dovresti pensare di produrre qualcosa per il tuo pubblico direttamente tu. Il grande classico da anni a questa parte, per chiunque riesca a ottenere un minimo di successo sul web è il libro. Questo perchè tutti hanno qualcosa da dire, e dirlo in un libro rafforza il concetto. 

In passato però ci sono stati anche altri esempi di prodotti made in webstar: collezioni di moda, gioielli, profumi, set per il bricolage e il fai da te, software e tanto altro.

Per arrivare a questo tipo di monetizzazione bisogna conoscere il proprio pubblico in modo perfetto, ed essere sicuri di potersi imbarcare in una avventura simile, anche perchè in questo caso sarà necessario creare una struttura organizzativa importante per gestire gli ordini, le comunicazioni, il trasporto e tutto il resto. 

Grazie ad internet si può vendere grazie agli storici marketplace come Ebay o Amazon, ma anche aprire un proprio ecommerce grazie a servizi come prestashop. Se non sapete farlo, fatevi aiutare. Delegate, delegate, delegate.

affiliazioni

Affiliazioni

Su internet quello delle affiliazioni è uno dei metodi di guadagno più utilizzati in assoluto. Questo significa che esiste molta concorrenza, ma anche che il settore e florido e va alla grande.

Il funzionamento è relativamente semplice: le aziende online ci danno la possibilità di pubblicizzare i loro prodotti ai nostri utenti attribuendo a noi una commissione sugli acquisti che il nostro pubblico ha effettuato. Per poter gestire questo tipo di attività le aziende di cui diventiamo affiliati ci forniscono dei link di tracciamento contenenti i nostri riferimenti, e dandoci la possibilità di capire quanti acquisti sono stati fatti dalle nostre pagine e calcolare i guadagni in base alla percentuale delle commissioni.

Il programma di affiliazione più famoso e remunerativo al mondo è quello di Amazon, ma ne esiste uno anche per Ebay e tanti altri marketplace. Ogni settore ha i propri programmi di affiliazione, ed è necessario fare qualche ricerca nel momento in cui si vorrà inserire link monetizzabili nelle descrizioni delle proprie live, ma una volta ottenute le dovute informazioni basterà parlare dei prodotti pubblicizzati nella propria trasmissione e invitare le persone ad acquistare dai vostri link per iniziare a monetizzare.

Organizzare o partecipare ad eventi

Il pubblico che hai creato online sarebbe pronto a seguirti fuori da internet? Questa domanda è fondamentale per chiunque inizi col Live Streaming perchè bisognerebbe sempre stringere un rapporto molto forte coi propri seguaci, in modo da poterli avere come alleati anche al di fuori del proprio canale o dei propri social. Gli eventi, le fiere di settore, sono un business milionario nel nostro paese, e chiunque sia in grado di poter trasformare la propria audience online in una folla dal vivo  ha fatto bingo. 

Se hai la possibilità di organizzare eventi dal vivo in cui invitare i tuoi seguaci dovresti farlo perchè potresti guadagnare bene da questa attività, ma come al solito non c’è niente di facile e scontato. Nel caso in cui tu non possegga le necessarie doti organizzative, o ti manchino le opportunità giuste per poter creare un evento autonomamente, cerca di partecipare come ospite negli eventi organizzati da qualcun altro. Le prime volte potresti doverlo fare anche solo per la cosiddetta “visibilità”, ma ricorda che se il tuo pubblico continuerà a crescere, e grazie agli eventi questa cosa accadrà di sicuro, sarai tu dopo un po’ di tempo a poter fare il prezzo.

In generale comunque, partecipare a eventi e fiere di settore rappresenta un ottimo investimento oltre che una potenziale forma di guadagno, in quanto all’interno di questi è possibile incontrare persone e stringere importanti relazioni spendibili successivamente nel proprio progetto di live streaming. Cogliete il maggior numero di occasioni possibile.

consulene e corsi live streaming

Proporre il proprio servizio di consulenza o un corso

Il più classico dei metodi di guadagno è quello di proporsi ai potenziali clienti attraverso i propri canali web per una consulenza o per insegnare qualcosa di utile.

Se sei un esperto nel tuo settore dovresti seguire la strategia che utilizzano tanti professionisti in giro per il web: attraverso le proprie live sui social creano un pubblico grazie a contenuti utili e di valore per gli utenti, dopodichè si propongono a loro come professionisti affermati o “maestri” e vendono loro un servizio molto importante, in grado di risolvere problemi e aumentare le conoscenze.

Se non sei un esperto di qualcosa puoi diventarlo, partendo dalle tue passioni, e ottenere il massimo da qualcosa che ti piace. La strada è tortuosa anche in questo caso? Certo! Ma i risultati sono quelli più interessanti in assoluto, sia dal punto di vista dei guadagni che dal punto di vista umano.

rapporti umani su internet

Trovare un fidanzato/una fidanzata

Nel caso in cui non riusciste a guadagnare online grazie alla vostra passione per il live streaming, ma anche nel caso tu ci riuscissi, devi ricordare sempre che la cosa più importante è stringere rapporti umani con chi ti segue e con chi segui.

Non ci sono solo avatar e nickname online, ma persone vere, con le quali trovare punti di confronto, stringere rapporti lavorativi, di amicizia, e avere l’opportunità di creare progetti e fare gruppo. Quelli fortunati, grazie a una accuratissima targetizzazione del pubblico, riusciranno addirittura a trovare l’anima gemella; la migliore tra tutte le monetizzazioni.