Saremo ancora “cicale” (dopo la pandemia)?

C’è una favola di Esopo, che conosciamo tutti intitolata “La cicala e la formica“. La ascoltavamo da bambini a scuola o a casa, letta dai nostri genitori prima di andare a letto. Il problema è che non abbiamo recepito il messaggio importante di questa semplice storia per bambini, cioè “chi è causa del suo mal pianga se stesso”. L’inverno dei nostri tempi si chiama Coronavirus Covid-19 e noi tutti, indistintamente, siamo le cicale. Abbiamo fatto finta di non vedere che l’inverno stava arrivando cantando sui rami di un albero. Le formiche sono quelli che si erano preparati per l’inverno e adesso, come nella favola, potrebbero semplicemente dirci: “hai cantato per tutto questo tempo e adesso balla”.

La speranza è che le formiche del nostro tempo trovino un po’ di spazio in casa propria, abbiano interesse ad ospitarci e che la maggior parte di noi cicale possa difendersi dal freddo inverno.

Senza giudicare nessuno, sento la necessità di spiegare cosa, secondo me, abbiamo fatto di sbagliato, uscendo fuori dalle metafore, ma chiedendo all’intera società: “saremo ancora cicale?”

L’emergenza sanitaria ci sta mettendo davanti ai nostri numerosi limiti, e la reclusione ci spinge a provare emozioni amplificate. Dobbiamo cogliere l’occasione di poter essere totalmente onesti e dirci tutto senza ipocrisie. Abbiamo perso quasi tutto, quindi non abbiamo molto da perdere.

  1. Continueremo ad essere consumisti?

carrello e carta igienica

Fino a pochi giorni fa abbiamo speso i nostri stipendi senza pensarci troppo sopra. Vestiti alla moda della durata di poche settimane, smartphone e altri tipi di elettrodomestici soggetti all’obsolescenza programmata, cibi prodotti ammassando gli animali senza pietà e usando sostanze chimiche sui campi coltivati. I cicli produttivi pre-coronavirus erano fuori controllo, continueranno ad esserlo per i nostri capricci da consumatori?

Ci sarebbero molti modi per dare alle aziende il giusto compenso per quello che producono ed essere più saggi nella propria spesa quotidiana. Credo che dopo la pandemia dovremmo tutti leggere un po’ di più a proposito dei prodotti che vogliamo comprare, scegliere i produttori con più attenzione e comprare un po’ di meno. Magari auto produrre di più.

  1. Continueremo ancora a fregarcene dell’ambiente?

inquinamento dall'alto

Un comico, qualche giorno fa ha detto che di questo passo la prossima emergenza sarà la mancanza d’acqua perché oggi ci laviamo troppe volte le mani. Credo che il suo obiettivo fosse farmi pensare e c’è riuscito.

Il consumo che facciamo delle risorse naturali non è sostenibile, ma la cosa peggiore è che le consumiamo spinti dalle emozioni del momento. Hai paura del virus? Consuma centinaia di litri d’acqua al giorno per lavare mani e corpo. Ti ha lasciato la fidanzata? Addenta senza alcuna pietà tutto il cibo che ti trovi attorno. Hai ottenuto un successo al lavoro? Regalati un suv che utilizzerai per andare in centro il sabato sera e soprattutto lascia aperto il motore e ogni tanto sgasa!

Continueremo a comportarci così dopo la pandemia? Che stessimo rendendo la nostra casa inospitale, si sapeva già da molto tempo. Che per produrre gli imballaggi delle nostre merci, stessimo usando troppa plastica era assodato. Che la produzione di CO2 fosse troppo elevata a causa del traffico, dai riscaldamenti delle case, degli scarichi delle fabbriche, degli allevamenti intensivi, lo sapevamo. Che il consumo d’acqua per l’agricoltura e l’uso domestico fosse eccessivo lo sapevamo. E allora? Credo che sia giusto cambiare il proprio stile di vita. Mangiare meno, spostarsi di più a piedi e in bici, mettere una maglia in più a casa d’inverno, riusare oggetti e comprare prodotti alla spina. C’è molto da fare.

  1. Lasceremo ancora la mafia indisturbata?

colpo di pistola su vetro

Mi sono fatto un’idea fin da molto prima che il Covid-19 arrivasse: per gli affiliati di una qualsiasi società criminale/mafiosa, noi “civili” siamo come pedine di un gioco da tavola. Sacrificabili.

Li caratterizza il proprio sentirsi al di sopra del bene e del male. I loro codici d’onore sono più forti di qualsiasi virus e non si fermeranno mai davanti a nessun ostacolo. Accetteremo ancora tutto questo dopo la pandemia?

Le mafie di tutto il mondo prendono possesso delle zone periferiche e danno una “speranza” alla povera gente, coinvolgendo la comunità nei peggiori affari. Lo spaccio di stupefacenti è il più noto e profittevole, ma ci sono anche le estorsioni, lo smaltimento illecito di rifiuti, il traffico di armi, di esseri umani e di merci contraffatte. Un po’ di tutto insomma. Vogliamo ancora che dei poteri occulti governino le nostre vite dopo la pandemia?

Credo che il ruolo degli Stati e della politica, siano cruciali in questo caso, ma non dovremmo essere cicale neanche in questa occasione. Se la chiusura della maggior parte dei confini sembra aver interrotto il business della droga e gli altri traffici, la crisi economica rischia di cedere alle mafie un bottino ancora più grande. Le attività commerciali sull’orlo del fallimento in queste settimane si vedranno fare “un’offerta che non possono rifiutare”, o vere e proprie estorsioni. Per quanto sia possibile facciamoci scudo di quel briciolo di legalità rimaste in certi settori.

  1. Faremo ancora debiti?

monete euro

Il 18% degli italiani sta pagando un mutuo, tutti gli altri semplicemente non hanno abbastanza garanzie per contrarlo, ma lo farebbero volentieri. Ovviamente la mia è un’esagerazione, ma guardandosi in giro (prima del blocco), sembra proprio che una grossa fetta di persone abbia deciso di vivere al di sopra delle proprie possibilità, rimandando al futuro ogni pensiero.

Ricordo la frase di una ragazza a inizio emergenza, che all’intervistatore che le chiedeva “come mai sei fuori a fare l’aperitivo? Sai che c’è un pericoloso virus che circola?“, rispose così: “io ho vent’anni, nessuno ha il diritto di chiudermi in casa e non farmi godere la mia età“.

Ci stavamo abituando a vedere il sacrificio, solo come una privazione e non come a un qualcosa che porta a stare meglio in futuro, ma la natura è implacabile. Continueremo a vivere al di sopra delle nostre possibilità?

Continueremo a pretendere cose che non possiamo permetterci ora? La pandemia ci insegna che si prende tutto e subito, senza fare calcoli economici o guardando alla moralità, ma noi a certe cose saremo costretti a guardare.

Ho un mio piccolo (sadico) sogno: vorrei, dopo il Covid-19, un mondo senza aperitivi. Dove l’aggregazione tra le persone è sostanza e non apparenza.

  1. Saremo “legali”?

dea della giustizia

“L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”.

La costituzione repubblicana è chiara e limpida come il mare di certe nostre spiagge (non di tutte) e gli italiani lavorano tutti, non guardate alle statistiche ufficiali, che parlano di un alto tasso di disoccupazione, c’è la cosiddetta “economia sommersa“.

Miliardi di euro che ogni anno restano invisibili ai radar e creano straordinarie ricchezze private ed eserciti di schiavi mal pagati, non garantiti, ricattati e ricattabili.

Continueremo ad andare in affitto senza contratti regolari? Continueremo a sottostare a contratti di lavoro ridicoli? Continueremo a chiedere raccomandazioni o a corrompere chi di dovere, per ottenere un proprio diritto o il diritto che spetta a qualcun altro? Pensiamoci.

La pandemia è come “La Livella” di Totò, non fa distinzione tra chi rispetta e chi non rispetta le regole, ma ne azzera le opportunità. Forse in Italia non saremo tutti uguali davanti alla legge, ma davanti a questo virus non si bara. L’onestà è diventata un valore biologico.

  1. Utilizzeremo ancora la tecnologia per cazzeggiare?

tastiera computer

Conviviamo con la viralità ogni giorno da anni. Da quando Internet è entrato nelle vite della maggior parte delle persone, sperimentiamo come un qualsiasi contenuto possa sfuggire dal proprio controllo e arrivare a milioni di persone nel giro di pochi minuti. Ne sanno qualcosa gli “influencer” (già la parola lo spiega), ma anche le vittime del cyberbullismo. Si diventa milionari grazie ai social network o ci si toglie la vita, sotto il peso degli insulti e del giudizio altrui.

Arrivati a questo punto dobbiamo decidere se è questo l’uso che vogliamo continuare a fare della tecnologia dopo il coronavirus. In Corea del Sud e in Cina hanno utilizzato i big data per proteggere le persone dal virus. Si usa la stampante 3D per trasformare maschere da sub in attrezzature sanitarie. Con l’intelligenza artificiale si mappano i genomi e si testano vaccini. Studenti e lavoratori di tutto il mondo comunicano da remoto, per continuare a svolgere i propri “compiti”. La tecnologia può e deve aiutarci a vivere meglio, fornendoci strumenti utili alla comprensione delle cose del mondo. Dimentichiamo l’utilizzo di questi strumenti per veicolare messaggi d’odio e frivolezze o le future generazioni guarderanno a noi come noi oggi guardiamo ai barbari.

  1. Saremo ancora “clickbait”?

trappola per topi con formaggio

Il clickbait contrariamente a quanto si possa pensare, non è una tecnica per massimizzare gli accessi a una pagina web. Il clickbait è un atteggiamento dell’anima che denuncia il proprio desiderio di truffare gli altri. L’uso di questo trucco nasce, come le cose più interessanti di questa epoca, dai social network per coinvolgere i lettori dei blogger, delle pagine satiriche, degli sperimentatori incalliti e di chi testa gli algoritmi. Nulla di male se utilizzato per giocare.

Il problema è che la sua efficacia è tanto grande quanto pericolosa e i titoli satirici alla “Lercio”, col tempo, sono diventati i titoli della propaganda politica e dei giornali, quelli cioè che dovrebbero garantirci una corretta informazione.

Facciamo un gioco: alzi la mano chi legge un articolo prima di condividerlo. Ora che abbiamo un sottogruppo: alzi la mano chi, leggendo un articolo, si sorprende di come il contenuto non corrisponda alle attese del titolo. Chi non ha alzato la mano questa volta è evidentemente un illuminato che dopo un’attenta selezione è riuscito a trovare solo fonti serie, giornalisti che seguono una qualche deontologia professionale e mi congratulo con loro.

A chi per mestiere crea contenuti chiedo: faremo ancora questo giochino dopo la pandemia?

Ci prenderemo ancora gioco degli sprovveduti?

A chi quei contenuti li fruisce invece chiedo: inizieremo a leggere prima di condividere? Inizieremo a selezionare meglio le nostre fonti?

Meglio non aspettare e agire fin da subito, perché la quantità di fake-news che si stanno diffondendo anche oggi, con una crisi sanitaria e umanitaria in atto è imbarazzante e pericolosa, ma parte da un bisogno strano che noi tutti abbiamo: illuderci.

Vogliamo ancora illuderci?

  1. Continueremo ad essere dei complottisti?

aereo produce scie bianche in volo

Tutto è collegato: l’etica dei nostri comportamenti, il modo in cui usiamo la tecnologia, il modo in cui decidiamo di comunicare. Ma perché ci vogliamo illudere? Perché dobbiamo pensare a tutti i costi che le cose siano semplici? “È un complotto”, “nulla di quello che ci dicono è vero”, “la Terra è piatta”, “il Coronavirus è stato creato in un laboratorio”. Sembra sia tutto più facile così.

Da brave cicale, rifugiamo le nostre responsabilità, giustifichiamo goffamente le nostre paure, addossiamo all’intangibile quello che non va bene nel mondo. Gli alieni, la lobby dei vaccini, il Nuovo Ordine Mondiale. Tutto è molto più complesso di così purtroppo.

Non è solo colpa dei potenti se è arrivato un virus, eravamo tutti impreparati. Non è colpa solo delle multinazionali e delle banche se ci troviamo in ginocchio economicamente. Non sono stati i cinesi o le case farmaceutiche ad aver creato e portato il virus in tutto il mondo, è stato il nostro stile di vita da cicale, e ora dobbiamo prenderne atto e fare ammenda.

  1. Saremo formiche?

formica

Eccoci arrivati al punto. Nella favola di Esopo la formica fu operosa durante l’estate per prepararsi al rigido inverno. Quando la cicala, dopo aver cantato e preso in giro la formica per tutta la bella stagione bussò alla sua porta in cerca di ospitalità, ebbe in cambio questa risposta: “hai cantato per tutto questo tempo e adesso balla”.

Questo è ciò che accade alla cicala.

In passato ci siamo comportati come la formica, anche quando alla nostra porta bussava chi non era una cicala, ma semplicemente gente bisognosa d’aiuto. Abbiamo chiuso la porta a chi scappava da guerre e carestie, abbiamo recluso gli ultimi della società in ghetti, in periferie disastrate. Quando avevamo la possibilità di farlo, non abbiamo preteso una sanità migliore per chi ne aveva bisogno, arricchendo alcune regioni a discapito di altre.

La formica non è l’eroe della favola di Esopo, ma il villain. Noi vogliamo essere formiche dopo la pandemia?

La maggior parte dei problemi che esistevano prima del Covid-19 ci saranno anche dopo e nella maggior parte dei casi, saranno amplificati dal dolore delle morti e dalla tragedia della crisi economica. Mancherà il lavoro, non ci sarà pane per tutti, non ci sarà un letto per tutti. Saremo formiche?

Capiamoci, non esiste un terzo animale che posso sbucare all’improvviso da una pagina inedita del libro delle favole. Siamo noi lettori di questa storia a dover essere umani, più umani di quanto la nostra specie non abbia fatto in fino ad ora.

Sceglieremo di essere come il presidente dell’Albania Edi Rama, che ha voluto aiutare l’Italia in un momento di difficoltà dopo che l’Italia stessa aveva fatto qualcosa di simile con il suo popolo qualche anno fa? Faremo come i proprietari degli alberghi di Las Vegas che lasciano i clochard rinchiusi in un parcheggio all’aperto?

Comunque andrà tutto bene…

Ringrazio molto l’amico Matteo Filicetti per aver collaborato alla scrittura dell’articolo.

4 risposte a “Saremo ancora “cicale” (dopo la pandemia)?”

  1. Caro Luca (e Matteo: mancano solo Marco e Giovanni che già abbiamo peraltro: THE EVANGELISTS, quartetto heavy metal di argomento post-apocalittico 😀 ) …

    Insomma, cari tutti!

    A molte delle domande qui poste non esiste una risposta a priori: dovremo aspettere e vedere, e molte scelte si faranno, come tradizione umana vuole, all’ultimo secondo ed in tutta fretta. L’articolo pone una serie di riflessioni non banalissime, diciamo – alcune delle quali coicidono, guarda caso, con le stesse cose che che ho pensato in questi giorni, tra un film ed un libro in più che mi sono concesso (le pochissime cose rimaste da fare nel tempo libero).

    Punto primo: sono già in molti, per discreta parte, assurdamente complottisti e continueremo ad esserlo. Il punto base da capire è che il complottista non può accettare la realtà, per definizione. Per cui vedrete se prima di fine anno non ci saranno interrogazioni parlamentari sul fatto che il virus sia stato creato apposta, in laboratio, da Predator in persona, a scopo X. Tutto questo perchè credere che siano stati i Rettiliani o chi per loro sarà SEMPRE più rassicurante che pensare al minuscolo virus, ed al fatto che siamo, piaccia o meno, parte della natura anche noi.

    Poi sì, temo rimarremo consumisti: forse siamo troppo stanchi, presi dalle nostre futilità e mediamente cialtroni per fare diversamente.

    Noi formiche ci riuniremo a volte qui, altre su Skype, per scambiare due parole – e capire meglio come affrontare questa fase incredibile che la storia, tra molti anni, ricorderà. E sarebbe anche importante valorizzare il senso della “riflessione prima di parlare” (non proprio un tratto tipico della cicala, in effetti), della sana speculazione “a vuoto” che si fa qui come altro, quella che poco piace all’aziendalismo imperante che invece bada (badava?) alla produttività ed al “tana libera tutti”. Un abbraccio e spero a presto, di persona e davanti a na para i birre 🙂

    1. Grazie per il lungo commento ricco di input. Il mio articolo voleva porre domande retoriche, ma allo stesso tempo provare a creare un terreno per intavolare discussioni e conversazioni su temi che reputo cruciali. Capiremo col tempo cosa sia più conveniente alla società, alle industrie e alla politica, ma proviamo a non farci trovare impreparati.

  2. Hai perfettamente ragione, è assurdo il modo in cui abbiamo vissuto. Ma scienziati, dottori, virologi ci avevano avvertito sul sicuro arrivo di una epidemia/pandemia, lo sestevevano da anni. A me quello che fa più paura è che come questa pandemia ci sono altri eventi che si verificheranno con certezza, non sappiamo solo quando, che saranno anche più catastrofici di quest’ultimo, come l’arrivo di un meteorite in grado di spazzare l’intera umanità se non la terra stessa. È molti astrologi affermano che c’è un alto rischio che accada, ma nessun governo prende provvedimenti. Quando accadrà l’umanità non sarà pronta a fronteggiare questa catastrofe.

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