A scuola di branding con Riccardo Palombo

Riccardo Palombo è un esperto di tecnologia che condivide on-line la sua passione e la sua competenza. Lo fa praticamente ovunque: sui social network, su YouTube, sul suo sito personale, e con un interessantissimo podcast intitolato “Il Mordente” . Le sue passioni principali sono i computer, gli smartphone, i sistemi operativi open source e la corsa, ma il suo talento principale sta nella comunicazione. Ha un’incredibile capacità di coinvolgere la sua community, anzi, “le” sue community dato che su ogni ambiente sociale e media, come è giusto che sia, comunica in modo diverso mantenendo il suo stile inconfondibile.

Negli ultimi giorni, dopo i gravi disagi creati dalla pandemia, ha messo in piedi un’iniziativa molto interessante, che è anche una formidabile lezione di personal branding. Impariamo insieme qualcosa.

L’iniziativa benefica di Riccardo Palombo

L’emergenza coronavirus ha costretto a casa gli studenti italiani e come era prevedibile (purtroppo) molti di questi hanno avuto difficoltà a connettersi con le lezioni online. Il gap digitale di molte famiglie italiane sale tristemente a galla in questi giorni. Riccardo Palombo ha voluto coinvolgere la propria community in una bellissima iniziativa di donazione di PC portatili alle scuole italiane partendo dal basso. L’obiettivo è quello di raccogliere più computer possibile (vecchi modelli inutilizzati) per renderli nuovamente funzionanti e operativi per i ragazzi.

Riccardo si è fatto spedire i portatili che rimette personalmente a nuovo, a volte cambiando qualche pezzo, a volte aggiornando il sistema operativo. Poi contatta le scuole interessate a questo tipo di donazione e recapita le macchine. Tutto molto bello!

Un’idea che da la possibilità ai follower di dare una mano in una situazione complessa, sensibilizza rispetto a vari temi, e risponde in modo pragmatico a un problema di ragazzi, famiglie e scuole.
Ma andiamo per gradi: qual è la lezione di branding che ricaviamo da questa bella campagna? Mi verrebbe da dire che più che una lezione è un intero corso e il professor Riccardo Palombo fa sembrare tutto una passeggiata di salute.

I valori sono essenziali

Essere sensibile ai problemi, provare empatia verso le condizioni avverse di una persona X è qualcosa che in molti possiamo riuscire a fare. Di sicuro, e la cosa non è affatto scontata, la community di questo prof lo è e apprezza questo tipo di valori. Quello che però differenzia Riccardo da tante altre persone e soprattutto tanti altri “influencer” e il suo pragmatismo. La capacità di individuare una soluzione creativa a un problema è qualcosa che va aldilà della beneficenza, è una strada secondaria più lunga e faticosa, che però ti fa vedere un paesaggio eccezionale.

Palombo è un autista sognante, che ci porta sul suo bus, e ci tiene incollati al finestrino.

I valori che esprime non sono più (solo) quelli benefici, di empatia e sensibilità, ma il pragmatismo e la creatività. Ciliegina sulla torta sono la sua competenza tecnica e l’aver scelto di affrontare un problema dal punto di vista di chi sa quello che sta per fare.

La community si fa protagonista

L’iniziativa viene comunicata attraverso i canali social, soprattutto su YouTube, diffusa anche grazie all’aiuto di qualche collega illustre, come Andrea Galeazzi, ma essenzialmente si muove tra i membri della community di Riccardo Palombo attraverso il passaparola. Per inviare un PC a qualcuno che non si conosce di persona, bisogna aver trovato in lui affidabilità vera.

In più, in questi casi, la leva forte che spinge le persone a fare una donazione è quella di voler fare parte di un progetto in cui si crede: dare un’educazione scolastica e tecnologica a tanti bambini e ragazzi che non possono permettersela. La community non è un branco disomogeneo di fan, ma un gruppo di persone legate a valori, speranze, obiettivi e visioni del mondo comuni. In questo caso ce ne si rende bene conto.

Riccardo Palombo è trasparente

Un capitolo a parte di questa lezione di branding va dedicata alla trasparenza, che è uno dei grandi punti di forza per chiunque comunichi on-line, ma forse più in generale per “chiunque”. Riccardo ha tenuto traccia di ogni pezzo che ha ricevuto, di ogni spesa sostenuta, e poi ha messo in rete tra loro scuole e donatori, comunicando il nome della scuola al donatore e viceversa. In questi casi essere trasparenti è indispensabile.

Questo sia per far stare più tranquilli i donatori, sia per evitare polemiche sterili da parte di qualche detrattore. La trasparenza è quella cosa che ti fa camminare a testa alta per strada e non ti fa avere alcun timore, ma ha anche l’effetto di rendere chi la esercita più rispettato e rispettabile.

“Essere” Riccardo Palombo aiuta

Neanche per un solo secondo da quando sono venuto a conoscenza di questo progetto ho pensato che lo stesso fosse una strategia di marketing per fare branding. L’assoluta spontaneità nel fare le cose (anche prima di questa iniziativa) rende Riccardo un personaggio un po’ fuori dal comune, fatto di una pasta strana. Una pasta di grande qualità.

Questo è il più grande valore aggiunto di tutta la campagna: le persone si fidano di chi gli sta chiedendo un aiuto, sia per tutti i motivi già elencati, sia perché la reputazione è qualcosa che ci precede. Costruirsi una reputazione è un processo lunghissimo, che inizia più o meno nel momento in cui produciamo il primo vagito, ed è sempre in bilico tra l’essere eccezionali o pessimi.

Fare personal branding significa riuscire a comunicare al meglio i propri punti forti, i propri valori e ciò che ci rende speciali. Il professor Palombo è assolutamente impeccabile in questo e riesce a fare tutto senza particolari sforzi e con grande spontaneità.

Ferragnez

Mi permetto di citare un’altra campagna che negli scorsi giorni ha fatto parlare molto di sé ottenendo un obiettivo straordinario come la realizzazione di un ospedale dedicato ai malati di Covid-19. Chiara Ferragni e Fedez nelle scorse settimane hanno voluto realizzare una raccolta fondi sfruttando la propria popolarità per fare arrivare un messaggio di solidarietà a centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo.

In questo caso specifico, nonostante l’assoluta buona fede e il grande sentimento di solidarietà dimostrato, le polemiche non si sono fatte attendere, e sono state innumerevoli. I motivi sono legati proprio ai punti trattati in precedenza:

  • nuovi valori: Chiara e Federico non avevano mai affrontato qualcosa di vagamente simile e i loro valori preesistenti non combaciavano con quelli della campagna;
  • una community particolare: il “problema” di chi ha milioni di follower è che si intercetta qualsiasi tipo di persona, anche chi non aderisce alla nostra stessa visione della vita, e in mezzo a una maggioranza di persone entusiaste dell’iniziativa, si ritrova anche una percentuale di haters polemici o addirittura complottisti;
  • la trasparenza e la competenza: essere trasparenti è molto difficile quando si gestiscono certe moli di soldi e dati, quindi purtroppo si è soggetti a critiche e speculazioni, ma soprattutto, quando non si hanno le competenze tecniche per poter monitorare che il progetto venga realizzato in modo corretto si è costretti a delegare il controllo a persone che reputiamo valide, ma magari (non è questo il caso) non lo sono realmente.

I risultati

Quelli bravi li chiamano KPI, ma il succo è lo stesso. Riccardo è riuscito a far parlare di se, è riuscito ad aprirsi a un pubblico maggiore, è riuscito a creare un rapporto ancora più forte coi suoi seguaci e a veicolare i valori (non più solo suoi, ma) della sua bellissima community.

Questa cosa si tradurrà in nuove collaborazioni future, nella realizzazione di nuovi progetti e più in generale in tantissime nuove opportunità. Questo è il senso profondo della lezione di branding alla quale abbiamo assistito.

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