Stepsover: nomadismo digitale (Scuola di branding)

Simone e Lucia

Simone e Lucia sono due appassionati compagni di viaggio. A bordo di Valentino, un camion 4×4 trasformato in camper, stanno facendo il giro del mondo raccontandolo sul web. Sono Stepsover, nomadi digitali italiani.

Li ho scoperti per puro caso, consigliati dall’algoritmo di YouTube. A tal proposito inizio sempre di più a chiedermi quale folle Nostradamus si celi dietro il meccanismo dei consigliati del sito di streaming. Questo perché ci azzecca davvero spesso e ha la particolare caratteristica di consigliarmi cose che non avrei mai cercato da solo, ma che finiscono per piacermi. [Ma questa è un’altra storia]

Come ho già fatto per Riccardo Palombo, mi è venuta voglia di spiegare, dal mio punto di vista, quali siano le ragioni del successo di questo progetto web davvero molto interessante da quasi 150 mila fan (al 15 aprile 2020). Anche questo è branding.

Stepsover: il nomadismo digitale raccontato bene

Da quando Internet è diventato uno strumento essenziale per lavorare, per vendere e per comunicare, i confini geografici non ci piacciono molto. Da una decina di anni,proprio per questo, si è sviluppato una sorta di movimento socio-culturale col nome di “nomadismo digitale”. Sono nati portali di riferimento e comunità on-line internazionali e locali. Non si sprecano neanche testi e guide pratiche. Nonostante questo, potrebbe esserci ancora chi non conosce bene ciò di cui sto parlando; proverò a spiegarlo semplicemente.

Il nomade digitale è un professionista (o artista, o imprenditore) che decide di operare da remoto e per questo motivo si sposta di paese in paese in giro per il mondo in base alle sue esigenze o gusti. in particolare, si sceglie il luogo in cui passare brevi o lunghi periodi sulla base del costo della vita, delle facilitazioni fiscali o burocratiche e, ultime cose, ma non per importanza, in base al clima, la cultura locale, il cibo. Sono molti i paesi del mondo in cui è possibile trovare condizioni favorevoli per vivere e lavorare stando lontani da casa. Servono, però, intraprendenza, coraggio e spirito di adattamento. [Questo molto in breve]

Il progetto: un viaggio in camper attorno al mondo

Simone e Lucia hanno preso parecchio alla lettera il termine “nomadismo” e la loro storia la vivono e la raccontano in decine di stati diversi. Stati che attraversano a bordo del loro Valentino da circa 3 anni a questa parte. Il loro è un giro del mondo in camper alla scoperta di luoghi meravigliosi, potenzialmente poco battuti dal turismo di massa.

Quello che ne esce fuori sono un sito internet pieno zeppo di info utili per appassionati e curiosi, e un canale YouTube che spiega passo-passo come funziona un viaggio simile. Spoiler: è molto dura, ma anche molto emozionante.

Il progetto Stepsover è il “business” (giuro, mi dispiace un po’ definirlo così) alla base della sostenibilità economica dei due viaggiatori.

Competenza e credibilità

Esistono centinaia di “travel blogger” o sedicenti tali, ma veramente in pochi possono essere presi come esempio di credibilità e competenza. Nella nicchia dei camperisti (si, esiste una nutrita nicchia di camperisti on-line) Stepsover è il progetto più autorevole e per vari motivi.

Valentino: il camion quattro per quattro camperizzato

C’è poco da fare. Per scrivere questo articolo ho scandagliato la rete alla ricerca di un camper più fico (termine tecnico) di Valentino, ma non l’ho trovato. Così ho compreso la prima differenza tra Stepsover e gli altri. Simone e Lucia hanno trasformato un camion fuoristrada in una bat-caverna! Valentino ha tecnologie e comodità che non si trovano neanche in tutte le case occidentali, figuriamoci in un camper.

Questo rende molto autorevoli i creatori di questa serie di video, che quando raccontano la loro casa su gomma, entrano in particolari tecnici quasi incomprensibili, ma interessantissimi. Ci piace sempre ascoltare qualcuno che ne capisce, perché ci piace imparare cose nuove.

Un giro del mondo senza limiti

Parliamo di limiti spazio-temporali. Chi vorrebbe averli? Resta il fatto che ce ne auto-imponiamo quasi per istinto moltissimi, ma ci piace un mondo osservare chi questi limiti li travalica.

Con molta modestia e con l’entusiasmo di chi sembra aver fatto ieri il suo primo viaggio, Simone e Lucia raccontano qualcosa di cui sono diventati super esperti: il mondo. Guardando i loro video, non è bello vedere solo i luoghi, ma è molto appassionante capire i meccanismi stessi legati alla vita quotidiana da camperisti off-road. Non a caso tra i video più apprezzati ci sono: la descrizione del camper, i passaggi doganali e i percorsi stradali più impervi. Ecco un altro tassello della loro competenza e autorevolezza.

La ciurma: la community di Stepsover

Ogni buon influencer (ne ho già parlato) ha dei seguaci che ne condividono valori e visione. “La ciurma”, come Simone e Lucia chiamano i propri follower, è una comunità di appassionati molto vasta, 150.000 iscritti al canale YouTube. Tra questi c’è il semplice spettatore che guarda il canale come fosse una serie Netflix e ci sono persone interessate a questo tipo di viaggio o stile di vita.

Tutte queste persone sono sottoposte a un continuo flusso di emozioni incredibili, che alla fine ti fanno pensare: “prima o poi lo farò anch’io!”. Quelli che lo faranno, alla fine, saranno una sparuta minoranza, ma nel frattempo si godono l’appartenenza a una comunità on-line stimolante e non banale, in cui si fanno scoperte incredibili.

Return of investment

Quelli bravi lo chiamano ROI (è il ritorno dell’investimento), ma a me piace pensare che siano i frutti raccolti dopo un duro lavoro. Quali frutti raccolgono Simone e Lucia?

Ce lo siamo già detto, il loro investimento più grande è il tempo dedicato a viaggiare. Tempo sottratto alla vita “normale”. Ci sono, però, altri investimenti più “materiali” che si fanno per realizzare un progetto simile: il proprio mezzo di trasporto, le attrezzature per renderlo una casa sicura e tutti gli strumenti tecnologici per la condivisione della propria esperienza col pubblico del web. Poi ci sono le spese quotidiane: dal carburante alla spesa, dalla manutenzione alla connessione telefonica.

Tutto questo deve aver necessariamente un ritorno, che, mi dispiace, ma non può essere semplicemente la possibilità di vedere bei posti e scoprire nuove culture. Parliamo di entrate economiche che aiutino a vivere e a sostenere il viaggio. I guadagni del progetto derivano per lo più dalla monetizzazione di YouTube e dalla vendita di libri scritti dalla coppia (guide di viaggio off-road).

Di sicuro, la consistenza della community è la potenza del messaggio lanciato da questi due viaggiatori, potrebbero dare altri frutti. Penso a collaborazioni con aziende, come accade per altri viaggiatori. Penso anche all’affiliate marketing, con semplici consigli d’acquisto ai viaggiatori: attrezzature utilizzate, altri strumenti, ecc. In più come fanno tanti altri travel blogger, c’è la possibilità di organizzare dei viaggi assieme a tour operator in cui si accompagnano gruppi di fan interessati a questi percorsi.

Di sicuro il loro essere online li espone a molte possibilità che non avrebbero altrimenti e il network di conoscenze che si riesce a fare attraverso un progetto del genere può cambiare la vita sia umanamente che professionalmente. Chi ci dice che Simone e Lucia non siano già in contatto con qualche produttore televisivo per produrre una serie TV che racconta la loro avventura?

Anche questo è branding e ci dice bene di come questo tipo di attività serva a chiunque abbia bisogno di comunicare on-line e off-line con persone interessate. Prendiamo spunto anche da questi ragazzi coraggiosi e auguriamogli buon viaggio.